Stati Uniti: dodici giorni per evitare il fallimento Obama preme per l'accordo

Si fa strada la proposta bipartisan di un gruppo di senatori che prevede tagli e nuove entrate. Ma il Tea Party sfida Obama: subito tagli per 100 miliardi. Per il 54% degli americani si troverà un accordo. Intanto il Minnesota si salva

Washington - Il Minnesota si è salvato per il rotto della cuffia. Dopo tre settimane è stata raggiunta l'intesa per sbloccare la situazione e porre fine allo "shutdown", letteralmente all'interruzione delle attività dello Stato. Ora manca solo la firma del governatore, il democratico Mark Dayton. Nel nuovo bilancio non sarà aumentato il prelievo fiscale sui redditi dei ricchi, misura chiesta a gran voce dai democratici. Avrebbe colpito una fascia di contribuenti esigua, il 2%. Ma non è passata. E il paletto posto dai repubblicani dal Minnesota potrebbe estendersi fino a Washington, dove Obama da settimane sta lavorando per cercare di convincere repubblicani e democratici a trovare un accordo. La dead line è fissata da tempo: il 2 agosto. Entro quel giorno si deve decidere sull'innalzamento del debito per evitare il default, lo stato d'insolvenza della prima economia del mondo. Uno scenario che avrebbe effetti devastanti su tutti i mercati finanziari.  

Braccio di ferro Al di là della propaganda elettorale sia i democratici che i repubblicani lavorano per trovare un'intesa. Se da un lato si vuole salvare la faccia nei confronti della base elettorale (vedi la proposta di legge fortemente voluta dal Tea Party, che prevede tagli immediati per 100 miliardi di dollari, e un emendamento alla costituzione per stabilire l'obbligo del pareggio di bilancio), dall'altro la realpolitik impone un lavoro più oscuro portato avanti dai tecnici dei due partiti, per raggiungere un accordo che accontenti tutti. Obama ha pubblicamente lodato gli sforzi del gruppo di senatori bipartisan della cosiddetta "Gang of six" (la Banda dei sei): il piano prevede la riduzione del deficit statunitense da 3,75 miliardi di dollari, che include 1,2 miliardi di dollari di nuove entrate. I tagli al Medicare sarebbero inclusi nel piano, mentre la riforma della previdenza sociale sarebbe da trattare a parte. E' una soluzione di compromesso che cerca di contemperare il piano repubblicano da 2,5 miliardi di dollari di tagli, senza aumenti di tasse e quello Obama da 4 miliardi di dollari, che prevede un incremento delle imposte per gli americani più ricchi.

Cosa pensano gli americani Stando a un sondaggio realizzato da Washington Post/Abc News, il 54% degli americani ritiene che il presidente e il Congresso riusciranno ad arrivare a un’intesa per innalzare il tetto del debito pubblico entro il 2 agosto. Oltre i tre quarti degli americani ritengono la leadership repubblicana troppo contraria a un compromesso sul deficit; anche tra gli stessi elettori del Gop, il 58% reputa il partito troppo intransigente. Nelle trattative in corso da settimane con Obama, i repubblicani hanno più volte ribadito la loro opposizione all’introduzione di nuove tasse; tuttavia, stando al sondaggio, più di sei americani su 10 ritengono che il piano per ridurre il deficit debba comprendere sia tagli alla spesa che nuove tasse. Per la maggioranza degli americani, inoltre, è Obama a impegnarsi nella difesa degli interessi della classe media e delle piccole imprese, mentre i repubblicani vengono visti come i difensori delle grandi corporation e delle istituzioni finanziarie di Wall Street. Tuttavia, il consenso per Obama rimane sotto il 50%, con il 57% degli americani che non approva la sua politica economica e il 60% che ha un giudizio negativo sul deficit. Ai repubblicani va peggio: il 67% degli americani disapprova la loro linea politica al Congresso sull’economica e il 68% quella sul deficit. 

Il Minnesota è salvo: trovato l'accordo I deputati del Minnesota hanno approvato un nuovo accordo sul bilancio che, dopo la firma dal governatore Mark Dayton, porrà fine al fallimento dello Stato - con conseguente blocco di tutti i pagamenti - durato venti giorni. Senza l'accordo gli effetti sarebbero stati devastanti: 24mila dipendenti pubblici a casa, parchi pubblici chiusi e stop alla realizzazione delle infrastrutture. In extremis la Camera dei deputati e il Senato hanno approvato il budget durante una sessione speciale, con l'ultimo voto arrivato dopo un'intensa notte di lavori. Repubblicani e democratici avevano litigato per mesi su tasse e spese, fino a bloccare tutto. Poi, dopo tre settimane, è arrivato il salvataggio. Il "miracolo" si ripeterà anche a Washington? In molti ci stanno lavorando...