Stati Uniti I sussidi ai disoccupati alimentano i timori di una nuova crisi

I deludenti dati sulle richieste di sussidio alla disoccupazione, volate nell’ultima settimana ai massimi dai sei mesi (a quota 484mila) alimentano i timori sulla ripresa americana espressi martedì scorso dal presidente della Fed, Ben Bernanke. Difficile quindi pensare che in agosto la Corporate America abbia creato posti di lavoro dopo averne bruciati 131mila in luglio. Il rallentamento congiunturale indicato dalla Fed c’è, e ora si tratta di vedere fino a che punto siano pessimistiche le voci di chi non esclude una nuova recessione accompagnata dalla deflazione. Su questo versante, l’andamento dei prezzi all’import il mese scorso (+0,2%) sembra aver fatto rientrare per il momento l’allarme. Le difficoltà nel decifrare questo delicato passaggio congiunturale sono del resto evidenti nelle diverse valutazione della stampa specializzata anglosassone. L’«Economist» considera per esempio «esagerati» i timori di una nuova crisi e di un innesco deflazionistico negli Usa. Anche perché le imprese si sono dotate di capitali sufficienti per resistere a nuovi choc. Quanto all’Europa, «a parte la Germania l’area dell’euro rimane debole, e la Spagna sarebbe contenta di avere i problemi degli Stati Uniti». Perfino Berlino non può comunque dormire sonni tranquilli, essendo la crescita tedesca legata alle esportazioni più che alla domanda interna. Il «Financial Times» manifesta invece qualche preoccupazione in più, considerati i rischi che comporta il cambio di politica che la Fed ha dovuto adottare per essere più flessibile. I veri problemi, scrive il quotidiano, sono legati alla scarsità di assunzioni e di credito. Gli aiuti all’economia sono necessari, ma la banca centrale Usa da sola non ce la può fare.