Gli Stati Uniti si ribellano agli eccessi della sicurezza

E l’America disse no. No ai body scanner negli aeroporti. No al modo, subdolo, con cui proprio Barack Obama ha introdotto un provvedimento di grande impatto sulla società civile.
Non era mai accaduto che migliaia di cittadini si ribellassero a una misura adottata nell’ambito della lotta al terrorismo. Dall’11 settembre 2001 gli statunitensi hanno accettato di rinunciare a parte delle libertà personali; non si sono indignati quando hanno scoperto che milioni di e-mail e telefonate sono intercettate anche quando riguardano persone ed eventi estranei ad Al Qaida; hanno tollerato carceri speciali, torture, sequestri di semplici sospettati. Ora, però, non sono disposti a subire passivamente l’ultima novità, quella che prevede l’obbligo di sottoporsi al body scanner prima dell’imbarco.
Le autorità sono convinte che, dopo gli attentati sventati lo scorso dicembre, il metal-detector non basti per scoprire esplosivi nascosti e che sia pertanto necessaria la radiografia di tutto il corpo. Il passeggero entra in una cabina ed è passato ai raggi X. In alternativa deve sottoporsi a una perquisizione integrale, incluse le parti intime. Misure estreme, misure invasive, che nemmeno George Bush aveva osato proporre. Ma Obama sì, a dispetto, peraltro, delle promesse formulate in campagna elettorale. Il presidente vicino alla gente, alla gente non ha detto tutta la verità.
I provvedimenti, infatti, sono stati varati in ottobre, alla chetichella, dal ministro della Sicurezza interna, Janet Napolitano. Di solito eventi di questo calibro sono accompagnati dalla fanfara mediatica. Conferenze stampa, interviste, spot televisivi e siti internet per spiegare la novità. Questa volta nulla. Basso profilo. E ora si capisce perché. Alla maggior parte degli americani la novità non piace. Per la prima volta in nove anni sono segnalati episodi di ribellione. Gente in fila che rifiuta sia lo scanner sia la perquisizione e che è pertanto arrestata. Casi sporadici e, soprattutto, non organizzati; dunque poco visibili, come, con ogni probabilità, aveva previsto l’Amministrazione, la quale aveva preventivato anche il silenzio mediatico. Non essendo strutturata, la contestazione sarebbe dovuto sfuggire all’attenzione dei grandi media, che finora, infatti, non ne hanno parlato.
Ma è in queste occasioni che internet dimostra la sua potenza. Sulla rete è partito il passaparola e uno dei siti più popolare degli Stati Uniti, il conservatore Drudge Report, ha cominciato a dar conto del disagio e delle proteste. In perfetta solitudine, giorno dopo giorno. Ha ripreso con enfasi le testimonianze pubblicate sui blog e sui siti d’informazione locali. È nata così una campagna giornalistica, seguita da due milioni di lettori (tanti sono i lettori quotidiani di Drudge) che ha dato forza al movimento diffondendolo a livello nazionale. Obama continua a tacere e con lui i grandi giornali come New York Times e Washington Post, ma la protesta dilaga. E si struttura. Cinque associazioni che rappresentano piloti, assistenti di volo e compagnie di viaggio hanno minacciato di boicottare gli aeroporti. Chi è costretto a volare frequentemente - e gli americani sono un popolo di viaggiatori - teme che un’eccessiva esposizione ai raggi X possa nuocere alla salute. Insomma, tra il rischio di un tumore e quello di un attentato in volo sembrano non aver dubbi: peggio, molto peggio, il primo.
E poi: che fine fanno le radiografie? Si chiedono gruppi di consumatori, temendo che possano essere date o vendute a compagnie assicurative.
La perquisizioni suscitano ancor più indignazione. Chi è disposto a lasciarsi palpare nelle parti intime da uno sconosciuto che cerca esplosivo? A tanto infatti, arrivano gli addetti alla sicurezza. I genitali non sono più off-limit. Nemmeno per i bambini, che devono sottoporsi agli stessi controlli degli adulti. Associazioni di tutela dell’infanzia hanno denunciato il pericolo che tra gli addetti alla sicurezza ci siano anche dei pedofili. Un gruppo islamico ha invitato le donne a rifiutare la perquisizione, anche a costo di finire in prigione.
La protesta monta e la strategia del silenzio sembra fallire. Il ministro Janet Napolitano, ieri sera, ha incontrato un gruppo di alti dirigenti del settore viaggi per esaminare la situazione. L’Amministrazione Obama vuole scongiurare scioperi e azioni di protesta. Ma non è facile trovare un compromesso.