Stato d’emergenza nello Sri Lanka

Le «Tigri Tamil» sotto accusa: processo di pace a rischio

da Colombo

Tensione alle stelle in Sri Lanka, dove l’assassinio del ministro degli Esteri Lakshman Kadirgamar, probabilmente a opera dei separatisti Tamil, ha portato alla dichiarazione dello stato di emergenza. Le Tigri Tamil, i guerriglieri separatisti dell’isola, hanno negato ogni coinvolgimento nell’attentato, dicendo che i veri responsabili vanno cercati all’interno dell’esecutivo. Il gruppo armato combatte da 30 anni contro il governo centrale per ottenere l’indipendenza della regione Tamil, nel nord est del Paese. La loro versione non convince gli investigatori. Kadirgamar, infatti, era di etnia Tamil e guidava una campagna per mettere al bando le Tigri. Un gesto per cui veniva considerato un traditore.
Intanto emergono nuovi particolari dalle indagini: i tiratori che hanno fatto fuoco sono almeno due. Le forze di sicurezza, impegnate nella caccia agli assassini, hanno trovato armi e munizioni in una casa di fronte a quella del ministro. Secondo le prime conclusioni degli inquirenti il responsabile e i suoi complici potrebbero aver trascorso diversi giorni nell’abitazione. Una supposizione che, se confermata, getterebbe ulteriori ombre sui servizi segreti. Iperprotetto, anche perché noto avversario dei separatisti Tamil, il ministro Kadirgamar era circondato da un centinaio di guardie del corpo, tutti uomini dei corpi d'élite, coadiuvati dai servizi di intelligence di esercito e polizia. Forze che non sono bastate a evitare il peggio.
Il presidente dello Sri Lanka, Chandrika Kumaratunga, ha lanciato un appello alla calma, definendo Kadirgamar «un eroe dei nostri tempi, che ha condotto una lotta incessante contro il terrorismo in ogni sua forma, malgrado le continue minacce ricevute. I funerali si terranno domani. E sono in molti a pensare che il suo assassinio sia l’anticamera di una ricaduta nella guerra civile.