È stato il festival dei ragazzi e delle gaffes degli ideatori

Ieri la Festa ha chiuso i battenti. Se ne riparla il prossimo anno. Il presidente Goffredo Bettini alla cerimonia di chiusura, tirando le somme sulla prima edizione della Festa, si è rivolto alla platea con un «È andata bene?», e dal pubblico si è levato un coro di approvazione. Certo è che questa prima edizione tutto sommato ha colpito nel segno. Alla gente è piaciuto il divismo, di cui Roma soffriva ormai da qualche anno la mancanza.
Insomma le star sono state il centro della Festa, e malgrado siano stati presentati anche film popolari, senza i De Niro e gli Harrison Ford la Festa rischiava di diventare un evento per cinefili. Ma ciò non toglie che gli organizzatori, nella prospettiva di ripetere la kermesse negli anni venturi, devono imparare le lezioni dettate da questa esperienza e correggere il tiro su più di una cosa, come ad esempio una programmazione che non ha permesso a pubblico e addetti ai lavori di vedere molti film, perché gli orari delle proiezioni si sovrapponevano. Lo stesso Bettini ieri ha ammesso che non tutto è andato per il verso giusto e che le critiche e i suggerimenti saranno utili per migliorare la kermesse. Problemi di sicurezza hanno persino impedito agli addetti di svolgere il proprio lavoro perché bloccati dai responsabili alla sicurezza di divi e autorità (esemplare il caso di Digital Party, «ostacolato» dagli arrivi all’Auditorium di Robert De Niro e del presidente Napolitano).
Il successo maggiore è arrivato dai ragazzi. In questa settimana sono passate per l’Auditorium centinaia di scolaresche. Il Parco della Musica era pieno di ragazzini dalla mattina presto, fino al pomeriggio inoltrato. Arrivavano con le maestre, si vedevano i film di Alice nelle Città, a volte parlavano con i cast e poi si ritrovavano nel villaggio a curiosare negli stand. Ben 16mila studenti di 31 istituti romani, molti dei quali hanno confessato di non essere mai stati al cinema prima d’ora. Quindi se il primo obiettivo della Festa era quello di «formare un nuovo pubblico», l’obiettivo sembra raggiunto.
Gli organizzatori parlano di oltre 50mila biglietti venduti. Le file alle biglietterie sono state una costante, anche se in misura sopportabile. Altro obiettivo era quello di dare un forte impulso al mercato cinematografico italiano: ed anche qui sembra che qualcosa si sia mosso. A Business Street (allestita a via Veneto) si sono presentati 300 accreditati da tutto il mondo, di cui 230 buyers e sellers internazionali e sei venditori italiani. Un fenomeno di dimensioni notevoli, che potrebbe influenzare il nostro mercato.