«È stato un incubo, ora prendete quei balordi»

Il fratello: «Gli ho detto di prendere i soldi, ho cercato di bloccarli ma è stato inutile. Quattro i colpi esplosi»

Paola Fucilieri

«Io e mio fratello siamo persone pacifiche, per bene. Facciamo questo mestiere da ventun anni e lavoriamo dalle 6 del mattino alle 8 di sera. Non abbiamo mai pensato di poter rischiare la vita per il nostro lavoro e, pur avendo subito altre due rapine negli ultimi cinque anni, non ci siamo mai armati, perché era sempre andato tutto liscio: lasciavamo che i malviventi prendessero i soldi e via. Adesso, però, voglio assolutamente installare le telecamere».
Gerardo Dibitetto, il barista cinquantaduenne rimasto ferito alla scapola e alla coscia destra sabato sera durante il drammatico tentativo di rapina al bar tabaccheria che gestisce con il fratello in viale Certosa 125, racconta quei terribili momenti.
Il tabaccaio - seduto nel suo letto con due vistose fasciature (bilancio, alla fine molto fortunato, della sua colluttazione corpo a corpo con uno dei rapinatori) - appariva scosso, molto provato per la brutta avventura capitatagli meno di 24 ore prima. Ieri pomeriggio ha ricevuto la visita dell’assessore alla Sicurezza Guido Manca. Il primo tra le autorità cittadine ad andare nella stanza dove l’uomo è ricoverato, al secondo piano della clinica chirurgica dell’ospedale «Sacco». Dibitetto, dietro la sollecitazione dello stesso Manca, ha deciso di intraprendere la strada più ragionevole: quella della prevenzione. «Appena sto meglio mi farò vivo io con voi in Comune» assicura il signor Gerardo a Manca. Che gli ha appena offerto il contributo concreto di Palazzo Marino per i commercianti che vogliono tutelare la propria sicurezza installando un sistema di videosorveglianza efficace nei loro negozi.
«È già accaduto spesso - precisa l’assessore alla Sicurezza del Comune -. I sistemi di videosorveglianza installati per i commercianti, in particolare nelle farmacie, con il contributo del Comune (che offre circa 2mila euro a telecamera, ndr) a Milano sono 2mila. Che vanno ad aggiungersi alle 500 telecamere fatte installare da Palazzo Marino in giro per tutta la città. Speriamo la nuova Finanziaria non c’imponga eccessivi tagli, così potremo riaprire il bando per offrire questi sussidi ai commercianti».
I Dibitetto, infatti, non hanno mai tenuto armi nel loro negozio. E non si sono affidati mai ad alcune genere di sistema di sicurezza passivo. In questo senso anche il questore Paolo Scarpis, ieri interpellato in merito all’accaduto, ha sottolineato la necessità «di puntare sempre più sulla videosorveglianza e sui sistemi di difesa tecnologici, per non doversi ridurre ad essere totalmente indifesi, come questi baristi».
«Domattina (oggi, ndr) riapriremo il bar, come sempre» assicura l’altro protagonista del fattaccio, il fratello illeso, Vito, 54 anni, in visita a Gerardo insieme al figlio ventenne Fabio. Poi continua: «Gliel’ho detto a quei balordi l’altra sera: prendetevi pure i soldi -. E, anche in occasioni di precedenti rapine, le due capitateci negli ultimi cinque anni, io non ho mai reagito in maniera insensata o pericolosa per me o gli altri. Che prendano pure i soldi. Non ne teniamo mai tanti in cassa. Abbiamo l’abitudine di togliere le banconote man mano che si accumulano. Anche l’altra sera, in cassa, c’erano poco più di 50 euro. L’ho detto a mio figlio: lui questo lavoro non lo deve fare. Perché non si deve ridurre a reagire come ho fatto io. È stato tutto così rapido che ancora non me ne rendo conto, Gerardo urlava, i rapinatori urlavano; anche Alessia, la ragazza di 23 anni che lavora per noi e che stava iniziando a fare le pulizie di chiusura quando sono arrivati i rapinatori, davanti a quel caos è fuggita al piano di sotto. Due colpi quelli sparati? Ma no! I rapinatori erano entrambi armati. E di colpi ne sono stati sparati quattro, io ne sono ancora convinto, anche se la polizia pensa che, nella concitazione, io abbia udito in effetti solo i due spari che hanno colpito mio fratello».
Fabio guarda il genitore e conferma: «Mio padre è una persona ragionevole e tranquilla. Purtroppo, quando prendono questi balordi li tengono dentro una settimana. Restano impuniti. E si sentono forti».
Gerardo scuote la testa davanti a Manca, confermando inconsapevolmente, le parole del fratello. «L’altra sera io e Vito abbiamo agito d’istinto. Non so: forse ci sentivamo forti. Lui teneva a bada un rapinatore - quello più basso, sui quarant’anni, che parlava in napoletano - mentre io ero fisicamente addosso all’altro, tanto che l’ho trascinato fuori dal locale e solo lì mi sono accorto che mi aveva già sparato due colpi». Poi aggiunge, guardando i due poliziotti che, «armati» di computer portatile, lo stanno prendendo a verbale lì, in ospedale: «Se li prendete, però, dovete buttare via la chiave!».