Lo Stato «pignora» i reduci di guerra

Nell’aria c’è odore di perizie. Si tratterà di stabilire quanto può valere una stampella usata dai fanti per la ritirata di Caporetto, se un elmetto bucato da una schioppettata sull’Adamello può essere battuto all’asta per ricavarci qualche migliaio di euro, si una scarpa di cartone usata nella steppa durante la campagna di Russia ha un valore non solo simbolico ma anche monetizzabile. Lavoro duro, lavoro sporco, ma che qualcuno dovrà pur fare, visto che il Demanio, o meglio l’Unità dei servizi al territorio non pensa di fare sconti. E batte cassa. Vuole indietro i soldi degli inquilini morosi, e li vuole con gli interessi e la rivalutazione di legge. Di più, li vuole entro il 31 luglio e «in caso di mancato pagamento della somma intimata, procederà alla riscossione coattiva del credito, che verrà maggiorato di rivalutazione ed interessi legali». Così serviranno anche un po’ di bende usate e se disponibile un occhio di vetro. Perché altro in cassa non c’è.
L’azione partita dal Demanio è diretta contro l’Associazione nazionale volontari di guerra, che dal 1983 «usurpa» una sede nella «Casa del soldato» di Sturla. (...)