«È stato premiato il ricatto dei violenti»

Il viceministro azzurro ai Beni culturali Martusciello attacca il sindaco Jervolino: «Un dono a chi ha occupato abusivamente la struttura»

da Roma

Un acquisto che fa discutere. Il Comune di Napoli ha comprato il centro sociale «occupato» di via Gianturco, meglio noto come Officina 99 e le reazioni non tardano a farsi sentire. La spesa è di quelle che non passano di certo inosservate: un milione e 200 mila euro. Negli obbiettivi della giunta napoletana Officina 99 dovrebbe trasformarsi in un centro polifunzionale. E la destinazione d’uso aumenta le perplessità generali su tutta l’operazione.
Si distingue per perentorietà il parere, negativo, del viceministro per i Beni e le attività culturali Antonio Martusciello: «È scandaloso l'acquisto da parte del Comune di Napoli dell'edificio in cui da anni vi è un centro sociale che non ha certo brillato per progetti lungimiranti, ma si è distinto soprattutto per la diffusione degli espropri proletari». Per il viceministro azzurro «l'iniziativa del Comune premia il ricatto, l'intimidazione organizzata, di cui in questi anni abbiamo avuto ampia e desolante riprova nel centro cittadino, con cortei provocatori e violenti, e in trasferte particolari e non sempre pacifiche in altre città d'Italia». «Il fatto grave - continua Martusciello - è che l'acquisto non presuppone uno sgombero, ma forse costituirà un regalo a chi, per anni, ha usufruito illegalmente di servizi ed è stato occupante abusivo di una struttura privata». «Ma ciò che rattrista di più in tutta la vicenda - secondo il viceministro - è la visione che ha il Comune di Napoli del significato di cultura a secondo delle proprie convenienze. Come si può giustificare tale atto dicendo che nell'edificio sorgerà un polo culturale? Sentiamo il dovere di ricordare alla cittadinanza e al Paese che mentre oggi la giunta di sinistra premia la trasgressione, i disobbedienti e i no global con un acquisto inopportuno, alcuni anni fa una giunta, sempre di sinistra, sfrattò i giornalisti di Napoli dalla loro casa, oggi struttura completamente abbandonata, dove erano entrati novanta anni prima, un luogo che rappresentava la massima espressione della cultura napoletana essendo stato testimone della frequentazione di artisti, intellettuali e scrittori che hanno segnato la vita culturale locale e regionale». «Come mai, si chiede Martusciello, allora non furono ascoltati gli appelli di intellettuali e artisti che oggi vengono evocati per giustificare questo atto?».
Critico anche il consigliere di Alleanza nazionale Luigi Rispoli: «L’acquisto rappresenta un pericolosissimo precedente che giustifica, da oggi in poi, tutte le occupazioni illegali che sono state e saranno effettuate in città».