«Lo Stato restituisca a Fiat mezzo miliardo»

Sergio Marchionne è rientrato a Torino dagli Stati Uniti e si è subito risintonizzato sul mondo Fiat. Dopo aver spiegato alla comunità finanziaria e al popolo americano come farà risorgere Chrysler, e incassati dalla stampa d’Oltreoceano commenti per lo più positivi sulla strategia di risanamento della più piccola tra le Big Three, il top manager ha voluto fare chiarezza su alcune questioni che nei giorni scorsi hanno animato i mercati. Prima di tutto, ha ribadito che non è previsto, per ora, alcuno scorporo con conseguente quotazione della divisione Auto del Lingotto: «Si farà quando sarà il momento, ora non è quello giusto», ha ricordato intervenendo a un evento organizzato a Zurigo dalla Camera di commercio italo-svizzera.
Marchionne ha invece fissato per il primo trimestre del prossimo anno la presentazione, ad analisti e giornalisti, del nuovo piano industriale di Fiat, mentre con il governo e le parti sociali l’amministratore delegato del Lingotto (e di Chrysler), si incontrerà entro il mese o al massimo ai primi di dicembre. E sarà un’occasione, quella del nuovo tavolo romano, per sollecitare lo Stato a restituire a Fiat, prima della fine dell’anno, oltre 500 milioni in termini di crediti d’imposta al programma relativo agli incentivi alla rottamazione. «Noi - ha sottolineato Marchionne - abbiamo finanziato i bonus e aspettiamo che il governo ci rimborsi; ogni vettura, in Italia, la vendiamo sottocosto. Il grande aiuto ce lo stiamo dando noi, siamo l’unica eccezione al sistema europeo: nel 2004 eravamo disastrati e non abbiamo mai chiesto aiuto a nessuno. Non abbiamo chiesto una lira al ministro Tremonti». Il top manager, sistemata la pratica Chrysler, torna dunque all’attacco sugli incentivi a poco più di un mese dalla scadenza delle agevolazioni. E dall’incontro a Palazzo Chigi delle prossime settimane, se non una risposta definitiva, il top manager si attende una nuova rassicurazione sulla possibilità che i bonus vengano prorogati per un altro anno.
«La verità - afferma una fonte al Giornale - è che a fronte di un esborso complessivo nel 2009 intorno al miliardo di euro, per il 2010 si parla di un intervento dello Stato nell’ordine di 300-400 milioni. Due, a questo punto, le strade percorribili: la riduzione degli importi; l’abbassamento dei limiti delle emissioni di CO2 dagli attuali 130-140 grammi per chilometro, rispettivamente se il veicolo è Diesel o benzina, a 115 grammi. Quest’ultima ipotesi piace molto a Fiat, mentre le case estere non disdegnerebbero una riduzione degli importi sulle rottamazioni». Di certo, comunque, sembra che se gli incentivi saranno riproposti, la somma disponibile sarà inferiore non di poco rispetto a quella erogata quest’anno.
Sempre ieri Marchionne, soddisfatto dopo aver appreso che la Fiat 500 è entrata per la prima volta nella classifica delle top ten in Inghilterra, ha fatto il punto sullo scenario internazionale. E partendo dal passo indietro di General Motors, che ha deciso di non vendere più Opel a Magna-Sberbank («capisco i russi e gli altri che si sono arrabbiati»), ha detto «di prevedere nuove fusioni nel settore automobilistico mondiale». «In Europa - ha aggiunto - la crisi è più drammatica che negli Usa perché non si sono date risposte omogenee e la situazione di questo comparto è l’esempio più evidente. In America, invece, il presidente Obama ha creato una task force, chiamando tutte le parti a decidere insieme il futuro ripensando il sistema su base ecologica». Secondo Marchionne, in proposito, grazie a Fiat «Chrysler sarà il primo costruttore Usa con una tecnologia altrimenti non disponibile negli Stati Uniti».
Anche il severo Financial Times, intanto, guarda con fiducia al progetto americano di Marchionne: «Gli obiettivi quinquennali per Fiat - scriveva ieri il quotidiano - erano ambiziosi, e il fatto che il top manager li abbia raggiunti gli dà una certa credibilità».