Lo Stato vuole 5 milioni da Caruso e Casarini

Ve li immaginate due come Francesco Caruso e Luca Casarini che mettono mano al portafoglio, per «rimborsare il danno provocato all’immagine dello Stato»? Forse non ci crede neppure l’avvocato dello Stato che ieri ha avanzato la richiesta di «condanna al pagamento di 5 milioni di euro» nel corso del processo, in corso a Cosenza, contro tredici esponenti no global appartenenti alla rete «meridionale del Sud ribelle». Tra gli imputati (per i quali il Pm ha chiesto sei anni di carcere) figurano anche il parlamentare di Rifondazione comunista, Caruso («Dovrebbe essere lo Stato a darci qualche milione di euro come risarcimento per la persecuzione politica a cui da anni siamo sottoposti»), ed il leader delle «tute bianche», Casarini («In questo processo noi dovremmo essere la parte lesa, altro che imputati...»).
All’origine del risarcimento, secondo l’avvocatura dello Stato, «l’attività degli imputati nel corso di alcune manifestazioni - a Genova e Napoli durante riunioni del G8 - che hanno arrecato danni all’immagine internazionale del Paese».
«I danni all’immagine del nostro Paese - replicano Caruso e Casarini - non li procura chi, come noi, combatte al fianco dei più deboli e si mobilita contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali, ma chi invece specula e si arricchisce sulle spalle della povera gente».
Sul fronte politico a correre per prima al capezzale degli imputati è la senatrice della Sinistra-Arcobaleno Haidi Gaggio Giuliani, che ribalta completamente la situazione: «Penso che l’immagine del Paese sia stata offesa dal comportamento di chi ha gestito così male le giornate del Global Forum di Napoli e del G8 di Genova, non da chi si trova sotto processo. I danni dovrebbe pagarli chi ha voluto e organizzato l’aggressione ai manifestanti».
Altrettanto agguerriti sul fronte penale i difensori degli imputati: «L’associazione punibile per legge si deve manifestare con un’intenzione palese di sovversione violenta costituita da una struttura organizzativa e da un accordo. Il pm non ha portato neanche una prova di tutto questo», ha detto l’avvocato del leader delle tute bianche. Che poi ha aggiunto: «Genova è stato un fenomeno imponderabile perché nessuno poteva aspettarsi una violazione così palese delle regole da parte di chi deve far rispettare l’ordine pubblico».
Il processo riprenderà il 5 marzo.