La statua al Foro Italico è una Diana attribuibile a Canevari

La statua femminile recentemente scoperta al Foro Italico, a pochi metri dallo Stadio Olimpico, è probabilmente una Diana, non una Venere o una Naiade, come si era pensato in un primo momento e sarebbe opera di Silvio Canevari, lo scultore, morto nel 1931, che ha realizzato i bozzetti delle altre statue dell’allora Foro Mussolini. La scultura, in questi anni, era rimasta sul piedistallo, ma era completamente coperta dai rovi ed è «tornata alla luce» solo dopo i lavori di pulitura del Coni.
La sua attribuzione è emersa due giorni fa, dai lavori del seminario, organizzato dal corso di laurea in Scienze motorie (università Tor Vergata), coordinato da Angela Teja, vicepresidente della SISS (la società che raggruppa gli storici dello sport italiani). All’incontro sono intervenuti tra gli altri Mariastella Margozzi (Galleria nazionale arte moderna) e Adriana Capriotti (Soprintendenza patrimonio storico artistico del Lazio. A riconoscere la mano di Canevari, nella statua femminile di cui nessuno si era mai accorto - nonostante le sia passato vicino il pubblico di giochi olimpici, campionati mondiali e coppe del mondo - è stato il nipote dello scultore, Marco Canevari, che ha fatto notare come sia di marmo, anche se il materiale risultava talmente degradato da essere quasi irriconoscibile. Ora invece non solo la Diana è stata liberata dai rovi che l’avevano coperta per tanto tempo, ma sono stati tagliati gli alberi che ne impedivano la visuale dalla strada e due sere fa, in occasione del seminario il Coni ha provveduto a illuminare tutto il percorso.