STATUE EQUESTRI, NON PROCESSI

Lo scrivo quasi sillabandolo mentalmente, incredulo. Franco Henriquet è tuttora sotto inchiesta - tut-to-ra-sot-to-in-chie-sta - e addirittura vicino al processo per essere un benefattore dell’umanità. Per essere un santo laico. Per essere una delle persone più buone della Genova buona.
Non voglio entrare in questioni giuridiche e penali perchè non è il mio mestiere. Ma, anche se esiste una legge ingiusta che dice che i santi vanno processati, io credo che la legge vada ignorata. E che, anzi, «in nome del popolo italiano», a Henriquet vada dedicato non un processo, ma magari una statua equestre davanti al tribunale. Certo, l’eventuale scultore avrebbe qualche problemino: il professore è timidissimo, schivo, ritroso, quasi sussurra anzichè parlare, avrebbe grosse difficoltà a mettersi in posa con la sua dolcevita a collo alto.
Ricapitolo all’osso i fatti, per chi li avesse dimenticati. Consapevole che la brevità e la sintesi possono anche contenere qualche approssimazione: Henriquet è sotto inchiesta per aver conservato anzichè buttar via dei farmaci oppiacei per la terapia del dolore per i malati terminali, gli unici in grado di alleviare le sofferenze di persone a cui il tumore ha strappato tutto. Anche la speranza di morire senza soffrire troppo.
Henriquet, ovviamente, non è uno spacciatore di quelle sostanze. Semplicemente, è conscio del loro costo elevatissimo e - per il bene del servizio sanitario nazionale e della battaglia contro gli sprechi - ha preferito conservarli per qualcun altro, anzichè buttarli via come imporrebbe la legge. Si trattava di confezioni ancora integre, il cui recupero permette il risparmio di centinaia e centinaia di euro sul bilancio dello Stato per ogni scatola non buttata. Insomma, un santo anche nel trattare con il portafoglio dei cittadini. Un santo che - oggi - suo malgrado, è un martire. Perseguitato per le sue battaglie.
Chiunque abbia parlato almeno una volta in vita sua con Henriquet, credo abbia avuto la sensazione di trovarsi accanto a una persona speciale. Lui con il suo sguardo un po’ stralunato, il suo modo di fare un po’ surreale, la sua cortesia innata, ti fa sentire davvero l’impressione di avere a che fare con un santo o giù di lì. Parlo per me, ovviamente, ma il prof emana un carisma speciale. Che pochi hanno.
Proprio per questo, penso che se c’è una battaglia che vale la pena di combattere è quella per salvare Henriquet da una legge sbagliata. Per carità, conoscendolo, lui sarebbe capace di andare tranquillo in galera e - persino dalla cella - magari violando ancora leggi ingiuste, continuare il suo impegno per alleviare il dolore ai malati terminali. Ma, insomma. Credo che uno come il prof, fuori, serva di più al mondo. Così come credo che la giustizia dovrebbe occuparsi d’altro.
Il mio è semplicemente un appello a Genova affinchè si mobiliti. Giornali, istituzioni, politica, tutti. Perchè di questa storia parla spesso solo il Giornale? Sarebbe roba da prima pagina di tutti i quotidiani tutti i giorni. Anche in assenza di fatti nuovi. Anzi, soprattutto in assenza di fatti nuovi. Perchè lì sta lo scandalo.
E la politica? Come è possibile che gli unici che si fanno sentire anche urlando siano quelli di Unione a sinistra, guidati dall’infaticabile Piero Randazzo, che di Henriquet è amico e collaboratore, e dal presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti? Il resto della politica, il centrodestra, le altre istituzioni, gli altri partiti della maggioranza, non hanno niente da dichiarare? Sicuri?