Lo statuto c’è, si cerca il presidente

Habemus statutum. Servito all’unanimità o quasi (un voto contrario, un astenuto) da oggi può segnare la strada della conversione del calcio italiano dopo calciopoli. «È una svolta epocale» proclama convinto Adriano Galliani nonostante il radicale cambiamento, via il diritto di veto a favore del calcio che conta con l’aggiunta di altre profonde innovazioni (i capi degli arbitri scelti dalla base, a Borrelli la superprocura, ecc) rispetto al passato. Ma si sa, le regole, come le idee, camminano sulle gambe degli uomini. Ed è sulla scelta del prossimo presidente federale che si ingaggia ora la battaglia elettorale, con le pedine già disposte sullo scacchiere. Giancarlo Abete, lanciato da Petrucci, presidente del Coni, sembrava destinato al successo scontato. Correva da solo e riscuoteva il consenso quasi unanime. Dal giorno del gran ritorno sulla scena di Antonio Matarrese, è cambiato molto. Quasi tutto, verrebbe da aggiungere. Dietro di lui, le società di serie A e serie B, hanno fatto blocco ed espresso riserve sulla candidatura di Abete, considerato «troppo vicino a Carraro». Il diritto di veto è sparito ma è rimasto il veto della Lega di Milano incarnato dalla posizione di don Tonino abilissimo nello spariglio. Ieri, a Roma, al termine dei lavori dell’assemblea, ha lanciato la candidatura di Luca Pancalli, avvocato, commissario straordinario della federcalcio. «Abbiamo bisogno di una persona che unisce» è la sua spiegazione. Valorizzata da Galliani che ha rilanciato: «Eccellente lavoro il suo» e dalla lode di Garrone.
Pancalli ha fatto finta di niente. «Sono lusingato ma sono anche portato a rispettare i miei precedenti impegni» la risposta. «Siete sicuri che abbia detto di no?» il quesito impertinente suggerito da don Tonino ai cronisti che gli hanno riferito delle parole usate da Pancalli. Ebbene sì: il dirigente dei paraolimpici ha cominciato a fare un pensierino all’incarico. L’opposizione, anzi l’ostilità dichiarata, è quella del Coni che non vuole perdere un vice-presidente di valore e far crescere un rivale per Petrucci. Abete ha preso atto del fuoco di sbarramento («non ci si inventa presidenti») ma ha festeggiato l’approvazione dello satuto. «Chi prenderà voti per il 50% più uno farà il presidente: è la vittoria della democrazia» il suo commento. Dalla sua parte si è schierata fin qui la Lega di serie C, da sempre fedele. Il terzo nome è naturalmente quello di Matarrese, troppo scaltro per cadere nel trappolone. «Grazie ma non corro» è la sua chiosa. Ha chiesto ad Abete di trattare, di sedersi al tavolo del negoziato e fino a quando non lo piegherà utilizzerà l’asso nella manica per far saltare gli accordi. «Spesso chi entra papa in conclave ne esce cardinale» ricorda malizioso don Tonino. E lui di prelati (ha un fratello monsignore) se ne intende.
In attesa di futuri accordi, Pancalli e Matarrese han preso ad andare d’amore e d’accordo su altri due argomenti. Sul fronte elettorale è deciso il voto del calcio italiano nell’urna dell’Uefa: andrà a Johansson, non a Platini. «Io non posso che esprimere la volontà del calcio italiano» è stato il commento del commissario. Ma anche sugli strafalcioni commessi da Borrelli, i due si sono dimostrati in perfetta sintonia. «Al ritorno da Düsseldorf me ne occuperò» la promessa del commissario. Don Tonino è stato, come al solito, più effervescente. «Non basta avere un nome per andar bene nel calcio. Impari, umilmente a conoscere i doveri e le esigenze del calcio italiano» la stilettata del presidente.