«Statuto lombardo promosso con pieni voti»

Non torneranno i ticket sanitari. Roberto Formigoni ieri pomeriggio era pronto a guidare la rivolta delle Regioni contro il governo amico, ma i tagli alla sanità inseriti nella manovra approvata in serata dal Consiglio dei ministri sono stati più leggeri del previsto, 250 milioni di euro contro il miliardo ipotizzato, e sono stati ripristinati i 370 milioni di risorse per il trasporto pubblico locale. «Il governo - è stato il monito lanciato prima che venisse votata la manovra - si gioca molto riguardo ai rapporti con la Lombardia e i suoi cittadini. Si rischia di andare verso tagli indiscriminati e in alcuni casi ingiustificati a Regioni ed enti locali, c’è uno Stato che chiede molti sacrifici ma mette in campo disponibilità non sempre evidenti». Il governatore lombardo definisce «inaccettabile perseguire una politica di tagli e nemmeno uguali per tutte le regioni, senza tener conto di quelle che hanno già dimostrato una capacità di contenimento della propria spesa». E ha ben presente il rischio più immediato, quello di far pagare «i tagli alla sanità una volta di più alle regioni con i bilanci in pareggio». Da Roma però è arrivata la rassicurazione: niente ticket aggiuntivi per l’assistenza sanitaria. Garantiti anche i 575 milioni di fondi per l’Expo 2015 nei prossimi tre anni, ma slitta alla prossima settimana la legge speciale che determinerà anche la governance, e Formigoni insiste: «Ci attendiamo anche l’attribuzione delle responsabilità». Non corre rischi invece lo Statuto approvato dal consiglio regionale che Roma sembrava intenzionata a mettere in discussione: «Non sarà impugnato dal governo, perché non è in contrasto con la Costituzione», ha assicurato il ministro Raffaele Fitto. Ora Formigoni anticipa che entrerà in vigore il primo settembre.
Più leggero lo sconto ai Comuni e alle Province: 200 milioni in meno ai primi e 50 alle seconde (da 360 a 310 milioni), ma per le amministrazioni comunali - che già devono fare i conti con la mancata entrata dell’Ici - significa comunque tagli da 1,3 miliardi di euro nei prossimi tre anni. A restare insoddisfatta probabilmente il sindaco Letizia Moratti, che aveva detto chiaramente di non essere d’accordo col soccorso finanziario a Roma, che invece è arrivato nella misura di 500 milioni di euro. Non usa mezzi termini il vicesindaco Riccardo De Corato: «Dopo il taglio dell’Ici, con questi tagli per noi il problema diventa serio. Dovremo trovare gli sghei (i soldi, ndr.). Non abbiamo mai alzato l’Irpef, abbiamo abbassato l’Ici prima di tutti, siamo un Comune virtuoso: non si capisce perché Roma non possa tentare le stesse operazioni finanziarie che facciamo noi, affrontando anche qualche rischio. Abbiamo venduto le farmacie, la Centrale del latte, anche Aem a rischio di una scalata, ma non abbiamo ma chiesto soldi al governo». Milano, insiste, «risolve i problemi, Roma è andata ad attingere ai fondi dello Stato». E gli viene naturale domandarsi se «dovremmo ora far pagare di più a bambini e anziani servizi come gli asili nido, le mense, i centri per gli over 65».
È salva invece la poltrona di Palazzo Isimbardi, per ora nessuna abolizione delle Province ed è soddisfatto il presidente Filippo Penati: «Mentre rimangono ancora forti perplessità sul taglio agli enti locali - afferma -, accolgo con soddisfazione l’impegno confermato dal governo a costruire un disegno di legge collegato alla Finanziaria e lavorare sul Codice delle Autonomie, che sancirà la nascita delle Città metropolitane».