Stava per sposarsi ma il suo amore era la divisa

Nicolò Savarino era andato via dal suo paese natale, Campobello di Licata, cittadina di 10 mila abitanti in provincia di Agrigento, che ieri si è svegliata sotto choc, diciotto anni fa. Dopo alcuni tentativi di riuscire a trovare un posto di lavoro fisso nel suo paese, aveva deciso di partecipare a un concorso per bidello al Comune di Milano. Era riuscito a vincerlo e assieme al fratello Rocco, che nel frattempo sempre nel capoluogo lombardo aveva trovato un posto in Ferrovia, aveva deciso di trasferirsi a Rho.
Ragazzo gioviale, a Campobello si era prodigato, avendo molto tempo libero, ad assistere i più sfortunati. Otto anni fa, grazie a un concorso interno al comune, era riuscito ad indossare la divisa di polizia locale. Ligio al dovere, i suoi colleghi lo ricordano come un uomo tutto d'un pezzo. Era fidanzato da qualche tempo con una ragazza milanese che aveva presentato ai suoi anziani genitori proprio qualche giorno fa. Aveva trascorso le festività di fine anno a Campobello di Licata. Assieme alla sua donna si stava preparando a fare il grande passo, il matrimonio. Erano una coppia consolidata. La fidanzata che si è recata all'obitorio del Niguarda dove si trova il corpo senza vita del poliziotto, è rimasta una decina di minuti ad accarezzare quell'omone che è morto senza un vero perché. Sorretta da due amiche, la donna non ha detto nulla, sembrava pietrificata. I genitori di Niccolò sono partiti da Campobello di Licata l'altro ieri notte, non appena appresa la funesta notizia. Sono stati alcuni colleghi a chiamarli al telefono. Ma già in paese qualcuno sapeva. Lo aveva sentito dai telegiornali. Nicolò, pur essendo andato via da tanto tempo, continuava a tenere contatti con amici e parenti. Amava il mare tanto che in estate, per le ferie, preferiva raggiungere il litorale di Licata. Voleva tornare a Milano abbronzato anche per farsi invidiare, scherzosamente, dai suoi colleghi e amici. È sconvolto anche il collega Gabriele, con cui la vittima lavorava in coppia, in bicicletta, come vigili di quartiere alla Bovisa.
«Era un ragazzo sempre molto allegro - dice Pina Gattuso, una anziana vicina di casa -. Io l'ho visto crescere. Era la gioia della famiglia, sempre con il sorriso sulle labbra. Non appena ritornava a Campobello, veniva sempre a salutarmi. Mi voleva bene come una parente. Da piccolo l'ho tenuto spesso in braccio».
Gli zii e i cugini di Niccolò, non riescono ancora a credere a quello che è successo. «Ho appreso la notizia mentre guardavo il telegiornale su Canale 5 - dice il cugino Claudio Ciuni -. Speravo di avere sentito male. Poi ho chiamato mio cugino Rocco ed ho avuto la triste conferma. Se ne è andato un ragazzo d'oro. Lo hanno ammazzato come un animale. Spero soltanto che l'autore o gli autori vengano arrestati e non escano più dalle patrie galere. Ma purtroppo, in Italia, la giustizia non esiste».
«Mio nipote - dice Gioacchino Tascarella - è morto per servire lo Stato. Mentre i politici portano a casa parecchi soldi al mese senza mai tutelarci, lui guadagnava a malapena 1000 euro ed è stato ammazzato nell'esercizio delle sue funzioni. Era un bravo agente. Questo lavoro gli piaceva. Lo svolgeva con amore e passione. Quel maledetto non deve avere pace».
Il Commissario regionale che guida il Comune da qualche settimana, proclamerà il lutto cittadino in occasione dei funerali. «Nicolò era un figlio di questa terra, difficile e maledetta - dice un conoscente, Salvatore Ciccotto -. Lui è emigrato per lavorare visto che qui c'è solo la fame. Ritornerà purtroppo in paese dentro una bara. Questa è la più grande delle ingiustizie».