Stavolta i giudici stanno a guardare

Silvio Berlusconi non ha imprese di smaltimento, neanche un dipendente Mediaset a sorvegliare un bidone della spazzatura: e sarà questa la spiegazione del perché la magistratura napoletana pare ferma e immobile, con le inchieste chiuse nei cassonetti; a meno, ecco, che trattino di telefonate e di attricette e appunto di Berlusconi.
E chiamatela ironia, chiamatelo obliquo stratagemma per difendere sempre il capo: epperò sono veramente in tanti, per quanto non manchino né la puzza né il bruciato, a chiedersi che fine abbia fatto la magistratura campana. Nel pattume sembra rotolata anche l’obbligatorietà dell’azione penale, ciò che riguarda la mera e impunita violenza di questi giorni: aggressione a pubblici ufficiali, resistenza, danneggiamento, incendio, occupazione abusiva oltreché interruzione di pubblico servizio per chi ha bloccato autostrade e tratti ferroviari: a Napoli si può.
Solo l’altra notte due autobus sono stati bloccati e uno è stato dato alle fiamme, sconosciuti hanno fatto scendere i passeggeri di un altro autobus e li hanno usati come blocchi umani per fermare la circolazione, due poliziotti sono finiti in ospedale per ferite e contusioni, un’auto della Stradale è stata semidistrutta, diversi vigili del fuoco sono stati feriti da sassaiole mentre altri deficienti appiccavano fuochi vicino a un distributore di benzina, con tre cine-operatori che intanto venivano picchiati con calci e pugni e derubati, le loro telecamere spaccate, le videocassette rubate, l'informazione pure.
Di quanti reati stiamo o non stiamo parlando, senza contare quelli sanitari? La magistratura brancola nel puzzo anche se il proscenio non pare Napoli ma la Beirut della guerra civile, sembra il Medioriente, c’è anche l’esercito: ma sono soldati che non reprimono, li hanno mandati a portare via spazzatura. Mentre migliaia di spazzini (operatori ecologici, signor ministro dell’Ambiente) sono fermi da tempo immemore: senza che anche lì si muova una foglia, un foglio. È da almeno tredici anni che la spazzatura ha invaso le strade campane, qualcosa di unico in Occidente: una raccolta differenziata pari al cinque per cento e per il resto 7.500 tonnellate di rifiuti il giorno, 350 Tir il giorno, e pure in Campania ci sarebbero ben sette impianti di produzione di Cdr, il Combustibile Derivato dai Rifiuti: regolarmente incendiati dalla camorra, oppure ecco, bloccati dalla magistratura perché il pattume non era trattato, era inadatto alla lavorazione.
Anche il termovalorizzatore di Acerra è stato bloccato dalla magistratura dopo che gli ecologisti l'avevano definito inquinante e ormai vecchio. La Procura di Napoli ha interdetto Fibe e Fisia, le aziende del gruppo Romiti che gestiscono diversi impianti e la costruzione dell’inceneritore di Acerra, dopo aver raccolto le denunce di vari comitati: si è concentrata sulla presunta obsolescenza degli impianti e di fatto ha bloccato tutto.
Per il resto, gli unici magistrati che si sono un minimo mossi sono quelli anticamorra, che sin dal 1992 aprirono inchieste sull’affare della cosiddetta «Monnezza d’oro» che i boss cominciarono a preferire alla droga, perché rendeva di più e rischiavano meno: su tutte, la cosca dei Casalesi e i clan di Rione Traiano e di Pianura, peraltro citati dallo scrittore Roberto Saviano («Gomorra») ma anche dal procuratore Franco Roberti su Repubblica di domenica scorsa: «È la camorra a spingere perché prevalga la violenza, la camorra ha interesse ad agitare la protesta e a mantenere la situazione emergenziale che le porta guadagni». Solare, e nondimeno grave: e allora che aspettano le Forze dell’ordine a intervenire? Meglio: che aspetta la magistratura a intervenire con le Forze dell’Ordine?
Risposta che semplicemente sfugge. Quello campano non è più uno scenario sociologicamente delicato sul quale non infierire: stiamo parlando di camorra, di crimine organizzato, di reati gravi contro lo Stato e i suoi uomini, i nostri.
Si era saputo di un’inchiesta sui rifiuti in provincia di Caserta ancora nel 2005: giri di mazzette e favori legati all’individuazione di una discarica e della ditta a cui demandare lo smaltimento: non ne abbiamo saputo più nulla, almeno noi. E fa specie che a porsi qualche domanda, ieri l’altro, sia anche Pn, un sindacato della Polizia: «Le dimissioni di Bassolino e Pecoraro Scanio servirebbero a calmare gli animi della gente esasperata: non è più possibile vedere le forze di Polizia scontrarsi duramente con i cittadini onesti che per anni hanno pagato tasse per la spazzatura».
E ancora: «È urgente un intervento chiarificatore della Magistratura per fare definitivamente luce su una gestione ultradecennale scandalosa». Lo dice la Polizia. Speriamo che con la magistratura si facciano almeno una telefonata.
Filippo Facci