Stavolta è Veltroni a bacchettare Prodi

Massimo Malpica

Il suo nome gli deve proprio pesare. Prodi concede il bis da «antiromano», attacca lo «stile di vita» capitolino dai microfoni di Radio Deejay e finisce nell’occhio del ciclone, bacchettato dalla Cdl ma anche dalla «sua» Unione.
«Roma mi piace, checché ne dicano», concede stavolta il Professore parlando con Linus alla radio. Ma subito aggiunge: «Per abitarci no, perché non si fa altro che consumarsi a parlare di politica. Non si può vivere come degli ossessi per la politica».
Tutto un ribaltone in una frase, suggellato dal gran finale («Allora torno a Bologna e a Roma non ci vivo») e niente affatto temperato dalla postilla in coda per dire che «però la città è bella» e che pure i romani sono simpatici, anche se «a modo loro». Insomma, proprio non c’è feeling tra Prodi e la capitale anche se poi, come di consueto, il leader dell’Unione si indigna per «il polverone del centrodestra» e dirama dettagliate interpretazioni del suo pensiero al grido di «malinteso» e «fraintendimento».
E quando si accorge che, stavolta, la polvere si alza anche dalla sua parte politica, e che la sua maldestra uscita fa storcere il naso a Walter Veltroni (che già in occasione della prima gaffe, pur non alimentando la polemica, aveva chiesto «rispetto per Roma»), Romano sussulta e si dice certo che «l’amico Walter» non ha sentito direttamente il suo intervento alla radio. Sarà, ma le parole di Prodi, dirette o riferite, non sono piaciute al sindaco della Città eterna. Che stavolta è meno indulgente e colpisce duro. «Mi dispiace - esordisce Veltroni - ma Prodi ha sbagliato. Le sue sono parole ancora più incomprensibili nel giorno in cui i dati ufficiali dicono che Roma cresce il triplo di quanto cresce il Paese, proprio quando emergono risultati dell’occupazione e del turismo che sono tra i tanti segni evidenti di una profonda trasformazione della città e del successo di un modello ispirato alla crescita e all’inclusione sociale». Così, dopo aver ribadito che «Roma merita rispetto e apprezzamento», Veltroni si dice «certo che Prodi saprà spiegare meglio il suo pensiero, al di là di battute e smentite».
Invece arriva una lettura esegetica piuttosto tirata per i capelli, con il leader del centrosinistra che, lanciati i suoi strali contro la Cdl, ed escluso Walter dalla platea dei radioascoltatori di Linus, dice: «Ho scelto di non risiedere stabilmente a Roma perché la mia personale condizione fa sì che tutti con me parlino solo di politica». Più che causata da un’ossessione tipicamente romana, per la verità, l’angoscia di Prodi ha tutta l’aria di un rischio professionale, per giunta piuttosto prevedibile quando ci si candida a governare una nazione.
Il centrodestra non risparmia stoccate al leader dell’Unione, invitandolo a non muoversi da Bologna. Il ministro della Salute Francesco Storace sottolinea l’«inaccettabile disprezzo» di Prodi per Roma, suggerendogli semmai di «chieder conto a Veltroni del perché nella capitale si viva male». Polemici anche i tre candidati sindaco della Cdl. Di «radicato pregiudizio nordista» parla Gianni Alemanno di An, mentre Mario Baccini dell’Udc ironizza: il Professore «ce l’avrà con Veltroni e con Rutelli». E il candidato azzurro Alfredo Antoniozzi ricorda a Prodi che «se i romani hanno un’ossessione è quella del traffico che il suo amico Veltroni non ha provato a risolvere».
A sinistra, oltre all’irritazione di Veltroni, c’è chi come il «guru» diessino Goffredo Bettini attacca la Cdl per aver «strumentalizzato» la gaffe, ma anche chi la faccia dura la riserva al leader. Come il consigliere regionale diessino Enzo Foschi, che taccia Prodi di ingratitudine verso quei 245mila romani che alle primarie dell’Unione avevano scelto proprio lui. Simpatici, a modo loro.