Stavolta una vittoria meritata più di "Brokeback Mountain"

<strong>LA CRITICA DI MAURIZIO CABONA</strong> Secondo Leone d'oro in tre anni per Ang Lee. Ma quello a Lust, Caution
(&quot;Attenzione, piacere&quot;) è più insolito di quello vinto con Brokeback
Mountain. Presieduta da Zhang Yimou, la giuria non ha badato all'uso di
non premiare i già premiati

Secondo Leone d'oro in tre anni per Ang Lee. Ma quello a Lust, Caution («Attenzione, piacere») è più insolito di quello vinto con Brokeback Mountain. Presieduta da Zhang Yimou, la giuria non ha badato all'uso di non premiare i già premiati. Meglio: memore che nome tradizionale della Cina è Un Unico Cielo, s'è infischiato e ha dato - lui, regista di Pechino - il premio principale a un regista di Taiwan. Il gesto sconcerterà, perché ciò è accaduto quando la bandiera di Taiwan veniva ammainata dal Lido su richiesta della delegazione di Pechino. Eppure il Leone d'oro per Lust è giusto. L'Osella per la fotografia di Rodrigo Prieto ne completa il trionfo. Più che stupirsi perché questo è il primo film con scene hard a vincere il Leone d'oro, c'è da incuriosirsi perché è il primo a mostrare l'occupazione della Cina (anche) con gli occhi di un ministro del governo filogiapponese di Nanchino. Si direbbe che la Cina Popolare, fedele alla linea di Deng, non voglia più discriminare nessun cinese: una grande lezione. Regista alla Mostra 2006 di The Black Book, sulla coeva occupazione dell'Olanda vista con gli occhi (anche) dei filotedeschi, il giurato Paul Verhoeven avrà forse contribuito al verdetto.

Secondo vincitore - ma meno di quel che pensava grazie ai bizantinismi del direttore della Mostra, Marco Müller - è il tunisino di Francia Abdellatif Kechiche: ha il premio speciale della giuria per La graine et le mulet, ma ex aequo con Io non sono qui di Todd Haynes... Certo, La graine ha anche, con Hafsia Herzi, il premio per l'attrice esordiente. Perciò Kechiche sul palco era livido.

Il premio per la regia è di un veterano del cinema industriale di qualità, Brian De Palma, con Redacted, ricostruzione di un crimine di guerra in Irak compiuto da militari degli Stati Uniti. Per restare in tema Irak, era però più meritevole In the Valley of Elah di Paul Haggis, col maiuscolo Tommy Lee Jones. Il cinema hollywoodiano di qualità è comunque molto presente nel verdetto: ottiene anche la coppa Volpi con Brad Pitt per The Assassination of Jesse James di Andrew Dominik e con Cate Blanchett per Io non sono qui.

Curiosità: nel primo film, protagonista è Casey Affleck, non Pitt; nel secondo, la Blanchett interpreta... Bob Dylan. Nikita Mikhalkov, con 12, ha avuto il premio per il complesso dell'opera. Era livido anche lui: il direttore della Mostra aveva lasciato credere al Lido che il Leone d'oro fosse di 12. Altra conferma che i festival non sono mai «innocenti».