La stazione Centrale dedicata a Santa Cabrini patrona dei migranti

La parola accoglienza è stata la chiave della cerimonia con cui ieri la
Stazione Centrale è stata intitolata a Santa Francesca Cabrini. Non a
caso visto che la santa, nata nel 1850 a Sant’Arcangelo Lodigiano, è
stata nominata nel 1950 patrona degli emigranti

La parola accoglienza è stata la chiave della cerimonia con cui ieri la Stazione Centrale è stata intitolata a Santa Francesca Cabrini. Non a caso visto che la santa, nata nel 1850 a Sant’Arcangelo Lodigiano, è stata nominata nel 1950 patrona degli emigranti. È proprio per la missione che la portò ad aprire scuole ed ospedali in diversi Paesi (soprattutto negli Stati Uniti dove aiutò gli emigranti italiani, tanto da essere stata la prima santa cittadina americana) il motivo per cui il sindaco, Letizia Moratti, ha proposto che a lei fosse intitolata la stazione, cioè «la porta di ingresso» per la città. Per lei una targa e un’installazione luminosa, un tetraedro di acciaio e luce, disegnato dallo studio dell’architetto Mario Botta, da lontano, indicherà l’ingresso in stazione.
«Mi è particolarmente gradito - ha spiegato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano che ha portato la benedizione papale - rivolgere un cordiale e sincero ringraziamento a quanti hanno reso possibile questo evento. Al sindaco Letizia Moratti, che con prontezza ha accolto la richiesta di tanti cittadini non solo milanesi ma lombardi e perfino da tanti Paesi sparsi per il mondo, di dare un segno tangibile del significato permanente dell’opera di santa Francesca Cabrini. Dedicare a Madre Cabrini la stazione equivale a ricordare che il vero progresso verso cui dobbiamo tendere comprende l’accoglienza generosa e disinteressata». Sulla stessa linea l’arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi che è intervenuto alla cerimonia insieme a prelati lodigiani, come monsignor Rino Fisichella e il sindaco di Sant’Arcangelo Domenico Crespi. «Il suo esempio e la stele che viene inaugurata - ha sottolineato Tettamanzi - ci chiedono di non dimenticare la “nostra” storia e di aprire cuore e braccia a coloro che arrivano da noi in cerca di speranza. Milano ha fatto tanto, ma deve continuare e non fare marcia indietro».
«Milano - ha concluso il sindaco - da sempre accoglie, prima i nostri immigrati dal Sud e ora da oltre 160 comunità nazionali», ma l’integrazione deve avvenire «nel rispetto delle regole».