La stecca del museo senza cimeli

Sanremo voleva inaugurare questa settimana un museo del Bel Canto italiano, con all'interno un'intera sezione dedicata alla storia del Festival della canzone italiana. Ma non c’era materiale a sufficienza da mostrare ai visitatori.
La brutta figura, rivelata ieri alla stampa interna ed internazionale, è stata addebitata all’assessore Pino Riotto, fedelissimo del sindaco Claudio Borea. Il museo doveva essere finanziato con i soldi che la Rai elargisce al Comune. Riotto aveva raccattato qua e là qualche oggetto di modesto valore che doveva costituire il nucleo forte di un museo di cui avrebbe parlato tutt’Italia e che avrebbe oscurato la ben più famosa raccolta privata, «Il treno della musica», che nella vicina Vallecrosia il ristoratore Erio Tripodi, recentemente scomparso, ha costruito in vent’anni.
In un anno scarso, l’assessore è riuscito solamente ad avere la disponibilità di qualche foto d'epoca del Teatro Ariston, di alcuni vecchi 45 giri in possesso di un collezionista della vicina Arma di Taggia e di una statua dell’artista Lodola, di dubbio gusto, raffigurante Luciano Pavarotti, regalatagli da Red Ronnie. Troppo poco. Per questo il Direttore artistico del Comune, proprietario del marchio festivaliero, ha imposto lo stop all'iniziativa. «Un museo dedicato alla musica leggera italiana dovrebbe esporre pregiati oggetti legati alla memoria della manifestazione ed utilizzare i più moderni mezzi multimediali offertici dalla Rai» ha sancito Pepi Morgia.