La stecca di Padoa-Schioppa

Siccome a Roma lo stanno suonando che è un piacere, il ministro Padoa-Schioppa ha pensato di essere pronto per Sanremo. Dalla Bce all'Ariston, da Trichet al Cabaret: s'è messo in testa di cantarle chiare niente meno che a Michelle Hunziker. «Guadagna troppo», ha detto. «È una vergogna». Poi si è ricordato di andare a ritirare la pensione da ex di Bankitalia: 11mila euro netti al mese. In effetti: un milione di euro per presentare Sanremo sono un'esagerazione. Ma anche 11mila euro di pensione non sono niente male: fra l'altro Padoa-Schioppa li ha ottenuti lavorando solo 24 anni. E senza nemmeno avere le gambe di Michelle.
Il ministro sibemolle si dice indignato perché non è possibile che un'azienda pubblica offra compensi così alti. Sta parlando della sua pensione? No, sta parlando del festival. In effetti: come può un'azienda pubblica offrire cachet così alti? Ma soprattutto: come può offrirli ad altri e non a lui? In fondo che ci vuole? Non lo chiamano forse Tps? Tommaso Padoa-Schioppa. Ma anche Ti Presento Sanremo. È facile, no? Ecco a voi Milva, Nada e Cristicchi. Del resto, da quando c'è lui, i bilanci delle famiglie sono già allo Zero Assoluto.
Diciamocela tutta: Tommaso Padoa in realtà Schioppa d'invidia. Non gli pare giusto, lui che ha scritto saggi sul sistema dei pagamenti, che ora debba scoprire che c'è qualcuno che, in fatto di pagamenti, ne sa più di lui. Pensava di conoscere tutto delle banche mondiali: non aveva ancora conosciuto la banca svizzera della Hunziker. E così, dopo aver incassato la ricca pensione (che regolarmente somma ai 198mila euro di indennità da ministro), cita l'indignazione dei precari calabresi e va in giro a dire che guadagnare certe cifre è uno schiaffo alla miseria. Che è un po' come se Pantagruel e Trimalcione si lamentassero perché c'è gente che muore di fame.
Non che Tps non sia un vero moralizzatore. Solo che lo è a corrente alternata. Un po' sì, un po' no, a intermittenza, come l'albero di Natale. Dipende come va. Per esempio: i cachet pubblici della Rai devono essere tenuti a bada, quelli del suo ministero, invece no. È stato proprio lui, infatti, solo due settimane fa, a portare in Consiglio dei ministri una proposta per aggirare la norma della Finanziaria che pone un tetto agli stipendi pubblici. Evidentemente era il giorno no: niente morale, niente rigore. O forse i dirigenti del suo ministero sono più affascinanti della Hunziker, chi lo sa.
Fatto sta che di fronte a Michelle il ministro è inflessibile. Di fronte al Ragionier generale dello Stato Mario Canzio si squaglia come un crème caramel. I cachet di Sanremo sono troppo alti, quelli dei burocrati del Tesoro, invece, sono troppo bassi. Risultato: prima tenta l'assalto alla diligenza del governo. Poi fa il moralista sulle canzonette di Sanremo. «È come il bue che prova a dire cornuto all'asino», commenta il sito Dagospia. Per altro, a Padoa-Schioppa è pure andata male: la proposta di alzare gli stipendi ai dirigenti (motivazione ufficiale: altrimenti li perdiamo) è stata respinta dal Consiglio dei ministri. Povero bue: cornuto, e pure mazziato.
Pazienza, ci riproverà. Basta aspettare il giorno giusto, quando la lucetta del moralismo si spegne. In effetti, quando la lucetta è accesa Tps chiede rigore a chiunque: agli impiegati, agli artigiani, ai commercianti, ai precari calabresi, a tutti gli italiani e persino agli svizzeri, a Michelle Hunziker e a Pippo Baudo, e stiano attenti Al Bano e Johnny Dorelli. Ma quando la lucetta del moralismo si spegne, beh, allora è tutt'un'altra cosa, allora Tps diventa Tidicounacosa Però Sonoprontoafareilcontrario. Che ci volete fare? È abituato così. Per esempio: quando a maggio entra nel governo, dice che bisogna ridurre il numero dei sottosegretari: epperò lui se ne prende sei, più due viceministri. Un bel modo di fare Economia. Poi in autunno inserisce nella Finanziaria il taglio del 30 per cento allo stipendio dei ministri: epperò trova il modo di salvare il suo. A inizio gennaio lancia, con un articolo sul Corriere, la campagna contro i privilegi: epperò, naturalmente, ben si guarda dal toccare quelli a lui più vicini. Tanto che persino l'Unità gli dedica un velenoso corsivo: «E i privilegi del ministero dell'Economia?».
Adesso arriva Sanremo. E il ministro continua sulla stessa musica, genere «predico bene e razzolo male» o anche «da che pulpito». Come prima apparizione al festival, diciamolo, non è stata un granché. Nemmeno Dj Francesco, figlio di un Pooh minore, ha steccato così. Del resto cosa ci si poteva aspettare? Dopo una grigia vita tutta passata fra Maastricht e Bruxelles, Mit, Boston, Consob, economia monetaria e alti circoli finanziari, tutto rigido com'è che sembra appena uscito da una sauna nell'amido, Padoa-Schioppa al massimo poteva intonare Buongiorno tristezza. E invece ha voluto osare con l'arrangiamento di una celebre hit: «Si può dare di più (ma solo al ministro dell'Economia)». Il fiasco è inevitabile, i fischi di conseguenza pure.