Stefania Craxi: "Minacce vuote da un governo illegittimo"

Roma - Onorevole Stefania Craxi, il primo ministro libico ha annunciato che Tripoli chiuderà i rubinetti del petrolio all’Eni. Ve lo aspettavate?
«Mi sembra una dichiarazione curiosa. Noi riconosciamo come governo legittimo della Libia il consiglio di transizione, non il governo di Tripoli. Gli impianti petroliferi sono fermi da tempo, trattandosi di un Paese sotto embargo, che significa l’impossibilità a stringere accordi economici con chi che sia».

Dunque non c’è preoccupazione per la minaccia di Mahmoudi?
«È una dichiarazione che lascia il tempo che trova.

I vostri interlocutori commerciali saranno ora i membri del consiglio transitorio di Bengasi?
«Il Cnt ora ha un problema di mezzi finanziari e di vendita di prodotti petroliferi nella zona di Bengasi. Il decreto di rifinanziamento delle missioni estere ci consente l’uso dei beni libici congelati in Italia come garanzie per operazioni commerciali e crediti. Si apre la prospettiva di prestiti e forniture per diverse centinaia di milioni di euro».

Anche l’Eni avrà un ruolo nella collaborazione con i ribelli?
«L’Eni sta iniziando a fornire prodotti petroliferi raffinati dietro copertura assicurativa della Sace per ottanta milioni di euro. Queste sono alcune delle iniziative che l’Italia presenterà domani (oggi, ndr) a Istanbul alla quarta riunione del gruppo di contatto sulla Libia».

Le altre proposte?
«Un piano politico di offerta di negoziato alle due parti, un immediato cessate il fuoco, un tavolo politico Tripoli-Bengasi, un governo di unità nazionale per un’assemblea costituente e quindi per le elezioni. Proporremo anche il rafforzamento del ruolo dell’inviato speciale dell’Onu».

Porrete l’accento sulla priorità delle Nazioni Unite per contenere l’intraprendenza francese?
«Se i francesi avessero promosso contatti segreti con il governo di Tripoli, noi questo lo valutiamo come un errore».

L’operazione della Nato doveva durare pochi giorni e invece sono passati quattro mesi dall’inizio del conflitto. Crede davvero in un negoziato rapido?
«Io sono sempre stata la meno ottimista del governo su una soluzione a breve termine. Ora occorre davvero il grande impegno di tutti per arrivare a una soluzione politica. Non possiamo bombardare all’infinito. La condizione deve essere naturalmente che Gheddafi lasci».