Stefania Craxi prepara i genovesi alle urne

(...) Così non andranno mai da nessuna parte. Inoltre Fini è sempre stato bipolarista, Casini proporzionalista e Rutelli un semplice mediatore fra i due. In ogni caso, noi riformisti craxiani non siamo traditori come Fini e compagni. A differenza di loro, abbiamo un'idea precisa dell'Italia che vogliamo. Abbiamo totale apertura, ma anche disponibilità al dialogo e al confronto di idee, con le altre anime del partito, che nel Pdl ci sono sempre state. Perciò aderiamo e faremo parte della nuova iniziativa lanciata da Berlusconi».
E per quanto riguarda la Lega Nord «mafiosa»?
«I leghisti non sono mafiosi, né interloquiscono con la mafia, la camorra o la 'ndrangheta. Quelle di Roberto Saviano sono soltanto delle sciocchezze. Gomorra è un bel romanzo di attualità. Lo scrittore, probabilmente, all'inizio della sua battaglia contro il crimine, non aveva in sé ideologie politiche. Successivamente mi sembra che si sia lasciato strumentalizzare dalla sinistra. Non scherziamo con chi è onesto e lotta contro il crimine organizzato. Il ministro Maroni è il mio Bobo preferito. La Lega Nord è un alleato forte e affidabile per vincere, come centrodestra, le prossime elezioni».
Lei intende il federalismo come il senatùr Bossi?
«L'Italia sta diventando, sempre di più, il paese delle autonomie. E cioè di sistemi amministrativi che nei paesi più sviluppati funzionano benissimo. Tuttavia occorre evitare lo scissionismo e il separatismo, che, comunque, la Lega ha abbandonato da tempo. Noi puntiamo a un presidenzialismo, garante dell'Unità nazionale, con sistemi autonomi amministrativi».
In ballo c'è pure la riforma della giustizia.
«910 pm e giudici si sono occupati di Berlusconi da quando è sceso in politica. Attualmente 8 procure si occupano di lui. È palese l'anomalìa e l'ipocrisia giuridico-politica che non ha eguali in nessun altro paese del mondo. È ovvio che, in tale contesto, si è stati costretti a leggi per salvaguardare l'ordine democratico dell'Italia, dove, da decenni, si gioca a carte truccate. Da un lato chi pensa che la sovranità popolare debba governare, dall'altro chi pensa, facendo anche uso della politica giudiziaria, di conquistare la scena politica e condizionare la classe dirigente. La giustizia, quindi, deve tornare a essere un servizio di tutela dei cittadini e non più un servizio di casta, parte della quale, appunto, si presta all'uso politico».