Stefano Messina naviga tra i grandi genovesi

(...) delle risse.
Una galleria di grandi genovesi: da Vittorio Malacalza, capace di entrare dalla porta principale nel salotto buono della finanza italiana senza rinunciare a un briciolo del suo essere imprenditore vero e non finanziere alla genialità bancaria di Giovanni Berneschi, capace di mantenere la Carige a Genova e addirittura di rafforzarla di fronte ai colossi nazionali del credito, fino a Duccio Garrone e alla sua capacità di mettere i piedi nel piatto di una Genova che non lo ama e che non smette di amare, facendo vero mecenatismo.
E ho scelto volutamente personaggi distantissimi fra loro, che in qualche caso, probabilmente, non si vogliono nemmeno troppo bene. Ma che - magari senza saperlo e forse a volte senza ammetterlo - sono in modo complementare fra loro la più grande ricchezza di questa città. Insomma, guardiamo alle persone, non agli schieramenti. E, se possibile, ci piacerebbe scompaginare gli schieramenti. Insomma, il rischio è quello di farli arrabbiare tutti e tre. L’intento è quello di raccontarli tutti e tre, come vere punte di eccellenza genovesi. Di quelli che ce ne vorrebbero di più.
Oggi in questa galleria di personaggi entra a pieno titolo Stefano Messina. E ci entra da Messina atipico, capace di smentire molti luoghi comuni sulla famiglia. Perchè Stefano, un po’ come era suo zio Giorgio, innanzitutto è un Messina di cui si conosce il viso, circostanza comunque non comunissima in una famiglia che ha fatto della riservatezza il suo carattere dominante.
E poi Stefano è un Messina che si mette in gioco da e per Genova. La sua presenza fra gli organizzatori della Coppa Davis a Valletta Cambiaso, oltre ad essere un omaggio a Giorgio, così come quella degli altri personaggi coinvolti, ad esempio Giovanni Mondini, è stata una boccata d’aria per Genova, che ha dimostrato di saper volare altissimo. Basta volerlo.
Oppure, alcuni piccoli gesti umani, che a me hanno fatto molto piacere. Ad esempio, da queste colonne non abbiamo mai nascosto di non condividere la personalizzazione dei Messina nei confronti di Giovanni Novi ai tempi della guerra delle banchine. Mentre, ad esempio, condividiamo in tutto e per tutto il loro attuale grido d’allarme sui rischi di impresa di fronte a una gara che potrebbe essere annullata da un giorno all’altro: quale imprenditore rischierebbe puntando su una partita a rischio di annullamento?
Ma, proprio perchè non abbiamo mai nascosto la nostra posizione, mi aveva fatto davvero piacere vedere Stefano ai funerali di Nucci Novi, capace di mettere l’umanità davanti allo scontro. Ma anche capace di restare sul fondo della chiesa di Sant’Ilario, quasi in punta di piedi, estrema forma di rispetto, di educazione e di umanità.
O, ancora, il suo essere nella città. Il fatto che la Ignazio Messina & C. sia, insieme a tanti operatori portuali, fra gli sponsor che hanno reso possibile la stagione del teatro dell’Archivolto fa estremamente onore al mondo dello shipping, troppo spesso altro rispetto a quello che c’è oltre il filo che separa banchine e città.
Idem per la capacità di Stefano di essere l’uomo giusto al posto giusto: l’ho raccontato anche l’altro giorno, nella rubrica di critica radiofonica del Giornale. Ascoltarlo la notte di Capodanno che racconta di moderni pirati è un’esperienza che consiglio a tutti. Perchè Stefano è un ottimo affabulatore. Quasi un ossimoro, per lui, genovese e Messina!
L’ultimo aspetto, ma è quasi scontato, è quello imprenditoriale. Ferruccio Repetti da queste colonne ha già raccontato nei giorni scorsi l’importanza dell’ordine di quattro nuove navi. E Stefano ha lanciato in un’intervista il sogno che potessero essere costruite a Genova da Fincantieri o in Lunigiana dai Nuovi Cantieri Apuania. Poi, per una serie di motivi, non se ne è potuto far nulla. Ma già averci pensato gli fa onore. Chapeau.