Stefano Nencioni: «Noi carabinieri già in preallarme»

Il premier Silvio Berlusconi li vuole in campo per garantire la tregua. E il capitano dell'Arma non ha dubbi: «Non siamo mai stati così pronti»

«Siamo pronti a riprendere la missione per dare il nostro contributo alla pacificazione» dopo l'ultima guerra di Gaza. Parola del capitano dei carabinieri Stefano Nencioni, 46 anni, originario di Firenze, in prima linea nel conflitto fra israeliani e palestinesi. Nencioni con altri tre carabinieri e due dipendenti civili italiani fa parte della missione di osservatori europei (Eubam), che da fine 2005 a metà 2007 controllava il valico di Rafah a sud della Striscia.

Il sequestro del militare israeliano Gilad Shalit e il golpe del 2007 a Gaza di Hamas contro Fatah, la fazione moderata dei palestinesi, ha imposto un ripiegamento. Per gli uomini rimasti il quartier generale è diventato un albergo vuoto di Ashkelon, dieci chilometri a nord della Striscia. Come annunciato dal premier Silvio Berlusconi i carabinieri saranno i primi a scendere in campo per garantire la tregua. Al telefono da Ashkelon il capitano Nencioni non ha dubbi: «Lo eravamo già prima, ma posso dirle che non siamo mai stati così pronti»

Quanti uomini ci vorranno?
«Sul terreno siamo 18, di varie nazionalità. In Italia ci sono altri carabinieri che attendono solo il via libera. Quando la missione è iniziata eravamo un centinaio di uomini, fra cui una ventina di italiani. Il contingente potrebbe ingrandirsi, ma non lo sappiamo ancora».

Che tipo di missione sarà?
«Il Consiglio d'Europa sta analizzando le possibilità. La base di partenza sarà la missione Eubam. Il nostro compito era di controllare il lavoro dei doganieri palestinesi al valico di Rafah facendo da collante con gli israeliani. Un sistema di monitoraggio remoto attraverso telecamere serviva, per esempio, a chiedere l'identificazione di una persona sospetta».

Hamas, però, ha costruito un reticolo di tunnel sotto il confine con l'Egitto attraverso i quali passavano le armi. Vi occuperete anche delle gallerie?
«Non era nel nostro mandato e all'inizio della missione i tunnel non risultavano così numerosi. Abbiamo visto anche noi i video che mostrano come passava di tutto. Non solo armi. In futuro eseguiremo qualsiasi controllo ordinato dall'Europa».

Dove vi dislocherete?
«Presto per dirlo, ma non è detto che tutti gli uomini dovranno stare nello stesso punto. Sicuramente qualcuno tornerà al valico di Rafah, ma altri potrebbero essere dispiegati in Israele, in Egitto o sul territorio palestinese».

Con i suoi uomini come ha vissuto queste settimane di guerra?
«Con la speranza di tornare a fare il prima possibile il nostro lavoro per favorire la pacificazione. Le esplosioni a Gaza erano come un tamburo in lontananza. Quando suonava l'allarme per i razzi Qassam lanciati su Israele avevamo 20-25 secondi per correre nei rifugi».

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