Stefano, il nuovo «Signor Todt» che studia già da Montezemolo

«Il presidente ha detto che ricordo lui da giovane. La mia sfida è di non deluderlo»

nostro inviato

a Madonna di Campiglio

Ci sono affetto e simpatia nelle parole con cui Luca di Montezemolo, lunedì, ha parlato di Stefano Domenicali, nuovo capo della Ferrari F1. «Non è un tecnico, ma un esperto di tutto. Ricorda la mia giovinezza; anche io, trent’anni fa, venni chiamato a Maranello da Enzo Ferrari proprio perché non ero un tecnico. Gli auguro i miei successi».
Ci sono gratitudine, soddisfazione e preoccupata consapevolezza nella parole con cui Stefano Domenicali affronta la sua prima volta in sella al Cavallino. Perché se Domenicali dice «Enzo Ferrari non l’ho conosciuto, visto che entrai in azienda nel’91, ma ne ho sempre avvertita la presenza», è ormai evidente che il suo Enzo Ferrari sarà proprio il presidente della Rossa.
Si sente obbligato a vincere?
«Vincere il mondiale è la sfida Ferrari e io sento la sfida con me stesso, anche per contraccambiare la fiducia di chi ha puntato su di me».
Questa è una Ferrari più giovane, una Rossa operaia, meno legata a nomi altisonanti.
«È merito di Todt che è riuscito a far crescere le persone in azienda».
Resterà la Ferrari un po’ ingessata, rigida verso l’esterno?
«Ci sono valori che rappresentano le fondamenta di questa azienda. Ma è chiaro che questi verranno adattati in base alla personalità di chi dirige... Io non copierò nessuno, avrò il mio metodo: ognuno deve essere se stesso».
Il rapporto con il suo predecessore, Jean Todt?
«Ho imparato tanto da lui... E in quanto amministratore delegato rimane il mio capo».
I suoi pregi e difetti.
«Anche se sono preoccupato, cerco di affrontare le cose con una positività di fondo. Il difetto? L’eccessiva sensibilità. Vivo tutto in modo intenso e profondo, ma senza darlo a vedere».
E di Todt?
«La sua voglia di spingere tutti in modo continuativo e intransigente, perché lui fa così con se stesso... Il difetto? Ha un modo brusco e diretto di rapportarsi con le persone e questo non lo aiuta nelle relazioni. Ma lui non è così».
È ora di avviarsi verso la pace con la McLaren?
«Dobbiamo guardare al futuro, ma certe cose sono accadute e le ferite fanno male. Quando ti scotti, dal fuoco ci stai un po’ lontano».
La McLaren-Mercedes come le sembra?
«Penso non sia stato vantaggioso per loro separarsi da Alonso».
E la centralina da loro prodotta per i team?
«È un vantaggio per la McLaren, ma questo non deve essere una scusa per noi».
La Ferrari e i piloti giovani... magari italiani.
«Per essere piloti da Ferrari bisogna essere d’altissimo livello. Allevare giovani? Non lo facciamo, ma nulla ce lo vieta in futuro».
Raikkonen e Massa, chi lotterà per il titolo?
«Partono alla pari: questa è la nostra unica regola».
Se ci sarà bisogno di un pilota di riserva, potrebbe correre anche Schumi?
«Sono un positivo, non voglio neppure pensarci. Non rispondo».