Una stella a cinque punte offende la memoria dei fratelli Mattei

Stella a cinque punte sulle saracinesche della nuova sede dell’associazione Fratelli Mattei, in via Fabio Conforto 11 e 13. È stata inaugurata martedì scorso dal sindaco Veltroni e già ieri sono comparse scritte comuniste che offendono la memoria delle due vittime, Stefano e Virgilio, uccise nel rogo della loro casa da militanti comunisti che volevano colpire il padre, segretario di sezione dell’Msi, nella notte tra il 15 e il 16 aprile 1973.
Al numero civico 11 si legge «Cecchini attento ancora fischia il vento», al civico 13, invece, la scritta «Brigata Tanas» con la stella a cinque punte. Già nel pomeriggio il Comune ha provveduto a cancellare tutto, ma il caso ha suscitato una valanga di reazioni politiche. «Credo si tratti soltanto di una volgare provocazione, ma in ogni caso dimostra che ancora oggi a Roma, c’è qualcuno che non ha rispetto neppure per la tragedia dei fratelli Mattei e non comprende l’orrore di quel delitto», ha dichiarato il presidente della Federazione romana di An, Gianni Alemanno. «Si tratta di un atto vergognoso e privo di senso - ha tuonato il sindaco di Roma, Walter Veltroni - offende la memoria di chi, come la famiglia Mattei, è stato vittima innocente di uno degli atti più barbari di quel tempo cupo della storia della nostra città e del nostro Paese».
«Chi ha voluto compiere un gesto così vile e meschino - continua il primo cittadino - dimostra, in questo modo, di vivere fuori dal tempo, di non aver compreso che Roma e i cittadini romani rifiutano ogni logica di odio e di intolleranza, e sono uniti da uno spirito di apertura alle ragioni altrui, di rispetto della memoria, di serena e civile convivenza. Sono i motivi che sono stati alla base della scelta di inaugurare, insieme a Giampaolo Mattei, la sede dell’associazione dedicata a Stefano e Virgilio affinché quel clima di odio che caratterizzò quegli anni non torni più». Duro anche il giudizio del presidente della Provincia Enrico Gasbarra: «Esprimo ferma condanna per le scritte vergognose e intimidatorie che testimoniano ancora una volta una concezione errata della politica vissuta come esasperata divisione e che nulla hanno a che fare con il sereno e civile dialogo democratico. Si possono anche avere idee diverse ma il dialogo ed il confronto devono essere i presupposti per la comprensione reciproca. Si tratta di un atto vile». «Quelle scritte rappresentano anche la conferma che la violenza politica ha radici profonde e difficili da estirpare - interviene il coordinatore regionale e commissario di Roma di Forza Italia Francesco Giro -. Dopo le analoghe minacce rivolte a Monsignor Bagnasco non si deve sottovalutare questa impennata di intolleranza». Solidarietà all’associazione è arrivata infine dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo e dall’assessore alle politiche culturali del Comune Silvio di Francia.