La stella di Julian Borghesian brilla alla maratona Pax Mundi

Massimiliano Morelli

La musica come grande comunicazione sociale, seguendo il cammino di Giovanni Paolo II: è stato questo il filo conduttore del maxiconcerto Pax Mundi, trasmesso ieri sera da Raidue e la cui seconda parte (si tratta di due registrate da 45 minuti l’una) verrà proposta domani sera, stessa rete, medesimo orario. Una maratona musicale durata due giorni, con 50 artisti di tutte le estrazioni musicali e culturali che si sono esibiti sul palco di Termoli per un evento il cui successo è stato immediatamente decretato da un pubblico attento alle tematiche sociali, ai contenuti dell’evento stesso, e nel contempo entusiasta nell’accompagnare le varie esibizioni.
In tre si sono alternati sul palco per portare avanti la manifestazione: i collaudati Barbara Bouchet e Pino D’Angiò e l’astro nascente Julian Borghesan. Quest’ultimo, veneto di nascita, ma romano d’adozione, già presentatore del Cantagiro 2005, è uno dei volti nuovi sui quali punta mamma Rai. Trentasette anni, Borghesan è un personaggio nuovo, bello a vedersi quanto bravo col microfono, al punto che recentemente è stato chiamato perfino per presentare, a Bruxelles, la quindicesima edizione del Festival Italiani nel mondo, in passato affidato a «grandi vecchi» come Baudo e Magalli.
Fra quattro giorni presenterà all’Auditorium, l’epifania delle Forze armate. Sul palco, a onorare la memoria del pontefice polacco, si sono alternati conclamati big (Mariella Nava, i Cugini di campagna, i Matia Bazar, Drupi, Aleandro Baldi) e artisti emergenti. Molto graditi gli interventi virtuali realizzati con Enrico Ruggeri e con i Nomadi. Due i momenti di comunicazione sociale: il primo grazie all’Associazione italiana donatori organi (Aido), l’altro per merito dell’Unicef.