Stella: "Quanta fatica con questo corpo..."

Martina: "Per Mediaset avrò gli occhialoni e sarò goffa. Per la Rai
ingrasserò. I fratelli Vanzina? Mi hanno lasciata intervenire
sulla sceneggiatura"

Brilla nel cielo d’inverno la stella di Martina e illumina con Angeli e diamanti un percorso breve, ma luminoso. A Puerto Rico ha scoperto l’amicizia, a Buenos Aires l’amore e Martina Stella adesso sa quello che vuole. «Ero lontana da casa, sola all’estero per la prima volta in vita mia, ma tra noi colleghe è nato un sodalizio umano così solido e raro, nel nostro mondo di apparenze», dice l’attrice dell’Impruneta, che proprio nel popolare quartiere fiorentino s’è costruita una visione delle cose aliena dal narcisismo imperante nello show-biz. A breve i telespettatori potranno vedere di che stoffa è la ragazza (28 anni, ma sembra sempre l’adolescente ferita del mucciniano L’ultimo bacio), protagonista della miniserie Mediaset Angeli e diamanti (regia di Raffaele Mertes, con Vittoria Belvedere e Camilla Ferranti, prossimamente in onda). Nella fiction, ideata sulla falsariga delle Charlie’s Angels, con tre signore-detective molto atletiche, impegnate nella lotta contro i narcos e il malaffare, il personaggio di Martina spicca. «La mia Giorgia è una pasticciona, un personaggio sopra le righe. Tanto per cominciare, mi vedrete supermiope, con un paio di fondi di bottiglia piazzati sul viso e, ciò nonostante, andrò a sbattere un po’ ovunque. Comprese le braccia di un ragazzo, Giulio Berruti, col quale scoppia il colpo di fulmine», anticipa l’ex-partner di Lapo Elkann, ingombrante etichetta mediatica, che le è rimasta addosso, non senza qualche fastidio. «Dei miei rapporti personali non parlo. Però a Puerto Rico ho iniziato ad apprezzare l sentimento dell’amicizia. L’amicizia al femminile, tra l’altro, per noi donne resta comunque un enigma da sciogliere. Troppo forte, a volte, la competizione. Però non mi lamento: tra mosquitos e lunghe ore di set, io, Vittoria e Camilla abbiamo stretto un patto d’acciaio». Proprio come capita alle Charlie’s Angels? «Il paragone un po’ mi fa sorridere, perché in ogni caso noi siamo italiane e mettiamo il nostro cuore mediterraneo al servizio di chi ci vorrà seguire», riflette l’attrice, che ha avuto un buon lancio, al cinema, con l’ultimo film dei fratelli Vanzina, Ti presento un amico. Laddove faticava a smuovere il macho-micio Raoul Bova, sacrificato sull’altare d’una nuova virilità sottomessa. «I Vanzina m’hanno lasciato margine d’improvvisazione. Non dico che ho collaborato alla sceneggiatura, ma potevo dire la mia», racconta lei. Il prossimo anno sarà Raiuno a ospitare i suoi occhioni nel telemélo Un pugno, un bacio, dove Martina impersonerà Fulvia Franco, l’ex-miss Italia anni Cinquanta, nota per il suo legame col pugile Tiberio Mitri. «Se per Angeli e diamanti ho imparato la capoeira, arte marziale in voga anche tra gli agenti segreti, qui ho dovuto prendere qualche chilo» rivela la Stella, che ha girato il biopic sul boxeur italiano tra le strade di Buenos Aires, dove nostalgia fa rima con malinconia. «Se ho imparato il tango? Mi sono concentrata su Fulvia, eroina tragica di un’Italia che ancora badava ai sentimenti. Ho letto Le botte in testa, la biografia di Mitri e ho visto ogni possibile documentario su Miss Italia. Compresi quelli dove sfila una Franco bene in carne, magari troppo … Miss Italia era una rampa di lancio formidabile: chi vinceva, andava sulla scena illuminata del cinema. Ma che donne formose... per questo ho dovuto prima ingrassare. E indossare quei tailleur fascianti, stretti in vita». Agli uomini belli Martina Stella è abbonata: dopo Raoul Bova, Luca Argentero, che all’occasione, per salire sul ring nel ruolo di Tiberio Mitri, ha fatto palestra come un forsennato: gli addominali scolpiti non sono uno scherzo. «Con Luca abbiamo girato scene molto passionali. E sì, ci saranno molti baci tra noi. Finti, però. Lui è innamorato della moglie ed io non sono interessata ad avere flirt con i partner di lavoro». Tanta saggezza a Martina viene da quando, a quindici anni, ha dovuto sbrigarsela con la separazione dei suoii genitori. «È dura levare dalla testa delle persone l’idea che se una ha un fisico che l’assiste, dev’essere un’oca. Piano piano, mi sto guadagnando un’immagine da professionista, che preferisce lavorare, piuttosto che passare le nottate in discoteca». Un colpo al cerchio, uno alla botte, perché la fidanzatina del cinema italiano («E poi, se m’innamoro, che succede?», si chiedeva ne L’ultimo bacio) è pure una tigre, pronta ad affacciarsi dalle pagine dei rotocalchi per uomini ai quali piacciano ancora le donne. «Il mio tipo ideale? Somiglia al Marco dei Vanzina. Al gentiluomo che Raoul Bova impersonava con grazia. Le donne hanno problemi e avvertono la mancanza d’amore. Così, se nella vita vera arrivasse un gentiluomo, pronto ad ascoltarmi, sarei felice». In Angeli e diamanti Martina salta sulle rocce, afferra le liane e corre dietro ai criminali. «Di fiction in fiction ho imparato a migliorare. Ma stavolta credo d’aver dato il massimo. Da perfettina, ho dovuto superare certe fobie. Come ritrovarmi un’iguana nel letto. Ma resto coi piedi per terra», riflette lei, consapevole del fatto che non basta essere giovani e bionde per rimanere a galla nel sistema.