Le stelle del basket brillano ancora

Chi sono gli Harlem Globetrotters? Per gli innamorati di pallacanestro sono il grande «show» a stelle e strisce. Ma per chi ha qualche primavera in più sono il sogno d’America quando qui saltavano le scarpette rosse e si faceva fatica a schiacciare a due mani. Sono il basket che aveva le «All star» ai piedi e che ti ragalava una domenica a bocca aperta sui gradoni del Palalido. Si faceva la coda. Qualcuno aveva risparmiato un mese di «paghetta» per non perdersi lo spettacolo, altri più fortunati andavano nelle poltroncine delle prime file e li potevano quasi toccare. Loro lì, con i calzoncini a strisce rosse e bianche, ad inventarsi assist, carambole, schiacciate da restare appesi al tabellone e tiri da centrocampo che anche allora erano «bombe» ma solo oggi valgono tre punti. Con le solite «gag» che ti aspettavi ma che ti facevano sorridere, con le solite litigate recitate per un passaggio che non arrivava, con i fuoriprogramma tra il pubblico, divertenti se coinvolgevano gli altri, imbarazzanti se toccavano a te. Eccoli i Globetrotters, «il più bello spettacolo del mondo» come dicono loro. Una sintesi tra il basket dei sogni, il funambolismo degli acrobati e l’irriverenza dei giullari pronti sempre a regalarti una magia. Lo squadrone entrato nella Basketball Hall of Fame che per una volta (nel 1967) fece scendere in campo un mito come Wilt Chamberlain, il più grande giocatore di sempre della Nba. I «maghi» capaci di farsi scivolare quella palla a spicchi su ogni parte del corpo o di farla scomparire nello spazio di un terzo tempo. Ottant’anni di storia sulle note di Sweet Georgia Brown, l’inconfondibile «canzoncina» che dà il via allo show dal 1926, da quando cioè Abe Saperstein incantò il pubblico con un intermezzo dei grandi balli da sala della Chicago Anni Venti. Da allora hanno lasciato a bocca aperta almeno quattro generazioni di tifosi e hanno fatto per 55 volte il giro del mondo. Sono andati a canestro praticamente ovunque, portando un sorriso e spesso anche qualcosa in più visto che da mezzo secolo sono anche ambasciatori Unesco per la «fratellanza tra i popoli». Ci sono foto in bianco e nero che raccontano di quando nel 1951 bucarono la cortina di ferro per giocare a Berlino o quando fecero da ambasciatori tra Usa e Urss. E ci sono foto a colori che li ritraggono ricevuti qualche anno fa da Giovanni Paolo II in Vaticano. Ecco chi sono i giramondo di Harlem, il miglior biglietto da visita per il basket che vuole portare nei palasport bimbi e famiglie. Dal 4 al 10 maggio saranno ancora una volta in tournée in Italia: da Modena a Cagliari, a Caserta, Firenze e Varese. Faranno tappa anche a Milano, il 9 al Mediolanum Forum. Il biglietto per i bimbi vale un sogno. Parola di papà.
antonio.ruzzo@ilgiornale.it