Stelle del jazz a villa Aldobrandini

Il momento tanto atteso dagli appassionati si avvicina. Domani sera, sotto il cielo di Frascati, due splendenti stelle del jazz si incroceranno per uno di quegli incontri che gli appassionati sognano da sempre. Uno a fianco all’altro, sul palco del Festival Internazionale delle Ville Tuscolane, saliranno, infatti, due fuoriclasse assoluti: Pat Metheny e Brad Mehldau. Due virtuosi, una chitarra e un pianoforte, uniti in una collaborazione rara. Per intenderci: un po’ come se Maradona e Pelè indossassero per una sera la maglia della vostra squadra e vi regalassero magie. In questo caso, naturalmente, si tratta di musica, brani raffinati raccolti in due cd di recente pubblicazione: uno soltanto in duo, l’altro in quartetto con Larry Grenadier al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria, ovvero la stessa formazione che scenderà in campo a Villa Aldobrandini (biglietti da 25 a 45 euro). Musicisti noti e collaudati, in grado di supportare le due icone della fusion, ovvero di quel genere che è riuscito a rompere le barriere e accorciare le distanze tra gli «esclusivisti» del jazz e i curiosi e i neofiti della musica di qualità. Metheny e Mehldau si cercavano da anni. Con il chitarrista di Kansas City pronto a tessere le lodi del collega in ogni occasione utile. «Adoro l’uso che fa dell’armonia. Mehldau ha una capacità di trattare l’armonia che non è di questo mondo» ha sempre detto l’autore di Are you going with me. Ebbene quell’attesa è esplosa, improvvisamente, in un ménage assiduo, sfociato anche in un tour mondiale, dove l’affinità musicale e gli orizzonti stilistici comuni hanno potuto trovare libero sfogo. Pat Metheny, d’altra parte, ha sempre avuto una vera passione per gli incontri musicali. E i duetti sono diventati per lui lo strumento più consono per stabilire un dialogo più intimo con il pubblico. Situazioni in cui ha navigato senza barriere tra il jazz più autentico e incontri più d’avanguardia. Anche Brad Mehldau può essere considerato come un mentore per i pianisti dell’ultima generazione. Un innovatore delle strutture armoniche e ritmiche del trio, tutt’altro che immune alle intrusioni nel mondo pop/rock, con preferenze verso i brani dei Radiohead, di Nick Drake, di Burt Bacharach e dei Beatles.
Metheny-Mehldau, insomma. Ovvero la cronaca di un incontro straordinario, non solo tra due personalità particolarmente spiccate ma soprattutto tra due strumenti - la chitarra di Pat e il pianoforte di Brad - destinati a percorrere i binari della storia del jazz. E a incontrarsi in una sfida appassionante: creare una cattedrale sonora in cui far convivere due strumenti in genere poco inclini a sposarsi con successo per ragioni di timbro e di sovrapposizioni armoniche. Un miracolo che solo due grandi potevano essere in grado di realizzare.