Con le stelle del rock non tradisce le radici

In «Overnight Sensational» calde ballate con Sting, Springsteen, Bon Jovi, Clapton

I dischi pieni di star lasciano sempre un po’ di amaro in bocca. Di solito si cerca di coprire la carenza di idee con il fascino dei nomi e un furbo mélange di stili. Non è il caso di Overnight Sensational, in cui la bizzosa voce tenorile dagli accenti churchy di Sam Moore tiene saldamente il timone mantenendo la rotta su un palpitante gospel soul. Il suo fraseggio, dal senso ritmico elastico, non subisce l’usura degli anni e conduce il gioco cambiando spesso clima. Ora nella concentrazione espressiva di None of Us Are Free con Sting e Sheila E alle percussioni; ora nel calore del classico I Can’t Stand the Rain che vede per l’ultima volta Billy Preston in studio prima della prematura scomparsa; ora nelle venature bluesy di ballate come Ain’t No Love con il vecchio leone Stevie Winwood e It’s Only Make Believe in un incrocio di voci con Mariah Carey e Vince Gill. Canzoni che sposano al meglio solennità e immediatezza, gusto melodico e carica ritmica, come testimoniano Better To Have and Not Need, brano a sfondo religioso che ha come coprotagonista Springsteen o l’inno We Shall Be free impreziosito dal canto di Paul Rodgers. Brani pop soul anni Sessanta come Riding Thumb e Lookin’ For a Love acquistano nuovi profumi grazie ai toni country (Ray Charles docet) di Travis Tritt e a quelli rockeggianti di Bon Jovi.
Curioso il contrasto tra la rediviva Nikka Costa (di cui non si sentiva il bisogno) e l’arcigno Billy Gibbons in If I Had No Loot, mentre la maestosa e lenta ballad You Are So Beautiful, con il prezioso apporto di Zucchero, Clapton e Preston, chiudeé un disco corale ma sempre condotto dalla nitida individualità espressiva del buon vecchio Moore.