Stelle per lo sceriffo

Una fastidiosa sensazione di disagio, una specie di prurito dell’anima, si va diffondendo nel variegato mondo dei Vip italiani (politici, stelline, veline, titolati, giornalisti con uso di telecamere, top manager eccetera): il sospetto che se non si è inquisiti da Henry John Woodcock, parente dello sceriffo di Nottingham e sostituto procuratore della Repubblica a Potenza, in realtà non si è nessuno.
Sia chiaro, un’incriminazione o un arresto da parte del succitato magistrato costano, nell’immediato, discredito e sofferenza, ma costituiscono quasi il conferimento di un’onorificenza mezzo inglese e poi, diciamolo, finiscono nel nulla, nella maggior parte dei casi. Perché il dottor Woodcock traccia sempre scenari terribili e grandiosi, con prospettive interne e internazionali degne delle più clamorose connection, ma queste ipotesi di malaffare clamoroso poi a poco a poco si sgonfiano, vuoi per le diffidenze di certi Gip tignosi, vuoi il garantismo del Tribunali di riesame. Ma il dottor Woodcock è un uomo tenace, per ogni indagine che gli smontano cento ne rimonta. Contro di lui sono stati presentati parecchi esposti al Consiglio superiore della magistratura e qualche ispezione è stata pure disposta dal ministero della Giustizia, ma si sa che il Csm ha in simpatia lo sceriffo di Nottingham e quindi...
Senza ironie, è certamente singolare che l’attivismo di questo sostituto procuratore si rivolga soltanto a persone di comprovata notorietà della politica, dello spettacolo, dell’economia, del jet set. Con una particolare attenzione, oltre che ai risvolti affaristici veri o presunti, anche a prurigini di natura sessuale (concussioni, estorsioni e favoreggiamenti che ruotano intorno alle alcove) che denotano un’ascendenza sicuramente vittoriana, Old England, e una snobberia di fondo, propria, se si possono azzardare ipotesi psico-sociologiche, di chi ha guardato le classi privilegiate dai quartieri dei domestici.
Il dottor Woodcock ha cominciato a nuotare nella piscina dei Vip nel 2002, con un’inchiesta su una storia di tangenti in Val d’Agri, per la quale azzera i vertici dell’Inail, indaga banchieri e alti dirigenti Enel e chiede l’arresto di Angelo Sanza, di Forza Italia, e del diessino Antonio Luongo. Gli indagati sono tanti, c’è anche Sergio D’Antoni, già al vertice della Cisl. E poi Flavio Briatore, Tony Renis e tanti altri di una certa notorietà. In quella occasione il Gip rifiutò una quarantina di arresti sollecitamente chiesti dal parente dello sceriffo. Per questioni di competenza territoriale. Già, la competenza, il concetto basilare del «giudice naturale». Com’è che tutti i più grandi imbrogli, veri o presunti, ricadono sotto la competenza di Potenza? Certo, le notitiae criminis sono come venticelli, qualsiasi procura se ne può appropriare e a Potenza c’è spesso tanto vento. Ma la verità è che il dottor Woodcock che capta quelle tali notizie con una prontezza assolutamente straordinaria, ha organizzato un servizio di intercettazioni telefoniche da far invidia alla vecchia Stasi e che costa all’amministrazione della giustizia circa 5.000 euro al giorno. Potenza caput mundi. Il pm in questione intercetta tutto e tutti e poi colpisce in ogni area del Paese e in differenti ambiti politici: ne hanno conosciuto il rigore inquisitorio sia l’ex portavoce di D’Alema, Nicola La Torre e l’ex portavoce di Fini Salvatore Sottile. Il requisito fondamentale è che si tratti di persone in vista, come la giornalista Anna La Rosa, l’ambasciatore Vattani, l’ex ministro Maurizio Gasparri. Per non dire di Vittorio Emanuele di Savoia, generali, banchieri. Potenza ultimo baluardo, sembrerebbe, della legalità, la cui procura di stile inglese trascende la marginalità del distretto e spazia, quasi fosse un satellite orbitante nell’immensità siderale, su tutti i mali italiani.
È possibile che tutte le strade del malaffare portino a Potenza? È fatale che anche le veline rappresentate da Lele Mora, e i Vip di seconda e terza schiera e i giornalisti e i presenzialisti e i tuttologi delle trasmissioni televisive debbano passare necessariamente sotto le forche lucane di un interrogatorio by Woodcock?
Dio salvi la regina, ma salvi anche noi. Un esperto del quale non è opportuno rivelare il nome suggerisce una chiave etologica per cercare di far luce sul fenomeno Woodcock: come certi leoni vecchi assaggiano la carne umana e poi non riescono a farne a meno, così certi magistrati giovani assaggiano il frutto della notorietà legata ai casi clamorosi e non riescono poi a privarsene. È una tesi ardita, ma a pensar male, come direbbe un altro Vip che ha sofferto le zampate dei leoni giudiziari, spesso s’indovina.