Stepney lo spione, beccato con la polverina

Maranello. Una cialtronata, sofisticata quanto si vuole ma cialtronata rimane, il peggio del peggio in un ambiente ritenuto di classe, d’avanguardia, molto elitario e assolutamente sportivo. Ma c’è sempre un furbastro che quando scende la notte entra in azione. I piloti si infilano i passamontagna ignifughi sotto il casco, ma lui è più facile immaginarlo con la mascherina nera dei furfanti nei cartoon. Nigel Stepney ci piace ricordarlo così, mentre di soppiatto e protetto da una tuta rossa da rupper con tanto di berretto con la visiera girata infila misteriose polverine nel serbatoio della Ferrari di Raikkonen. E da perfetto pasticcione ne tiene un po’ in tasca, giusto per farsi smascherare ancor più facilmente. Il suo senso di libertà però non è stato capito ed è stato accusato di tentate lesioni, sabotaggio e lesa maestà. Ma è troppo poco. Quando la fedina penale si sporca, tanto vale inzupparla. E dunque perché non rubare i progetti del Cavallino, fotocopiarli e darli alla McLaren? Peccato che il maldestro Stepney non ne indovini una e riesca soltanto a far scoppiare il caso di spionaggio industriale più colossale della storia della Formula 1, con tribunali, squalifiche, dossier e una misticanza varia di accuse e difese. Conclusioni: lui sconfitto su tutta la linea, 100 milioni di multa alla McLaren, rimozione di tutti i punti in classifica costruttori e un contrappasso divino che fa perdere alle frecce d’argento anche il titolo piloti. Che classe, che stile, che Stepney.