Sterminò la famiglia, Carretta torna libero

Andrea Acquarone

da Milano

Otto anni di purgatorio. Tutto qui il fio della colpa per Ferdinando Carretta. Chi non se lo ricorda questo ragazzone sparito nel mistero per nove anni e un giorno ricomparso dal nulla che ai microfoni tv candidamente raccontò: «Mi avete trovato ma è inutile che cerchiate la mia famiglia. Non c’è più». Erano tutti scomparsi dall’agosto del 1989, padre, madre e fratello. Li aveva massacrati lui. Lo raccontò in quasi diretta a un giornalista di «Chi l’ha visto?» che lo aveva rintracciato a Londra. Faceva il pony express, ricercato dalle polizie di mezzo mondo, ma libero di scorrazzare nella City tranquillo come un qualunque turista. Fu arrestato, processato e alla fine rinchiuso in un ospedale psichiatrico giudiziario. Quello di Castiglione delle Stiviere. Incapace di intendere e di volere, sentenziarono i giudici.
Adesso il «matto» che da dietro le sbarre litigava con le zie per impossessarsi dell’eredità dei genitori assassinati, torna libero. Questione di giorni. Oggi Ferdinando ha 43 anni, da almeno un paio gode di permessi e licenze per uscire dall’istituto. Già nel dicembre 2004 il giudice di sorveglianza di Mantova aveva dato l’assenso per il trasferimento di Carretta in una struttura idonea. Legalmente si chiama licenza-esperimento. E ora la struttura si è trovata, sembra si tratti di una comunità in provincia di Forlì. Tecnicamente la licenza dura al massimo sei mesi, ma bisogna non tralasciare un particolare. Fondamentale: il «premio» viene concesso nel periodo immediatamente antecedente la scadenza della misura cautelare. E per Carretta il termine è fissato a breve.
Nel frattempo, una volta giunto a Forlì, l’unica piccola restrizione, in base a quanto disporrà il magistrato di sorveglianza, riguarderà il fatto che una volta alla settimana (ma l'intervallo potrebbe essere anche più lungo) Ferdinando dovrà presentarsi per i controlli ai servizi sociali del territorio.
«Dobbiamo ancora formalizzare l'istanza - mette le mani avanti Gianluca Paglia, l’avvocato che tutela Carretta assieme col collega Marco Moglia -. E dobbiamo ancora trovare un centro in cui inserirlo».
Il puzzle sembra tuttavia ormai completo, con un’immagine preludio del suo ritorno a una vita da uomo libero. Pronto magari anche a riaprire la porta della casa di via Rimini a Parma, il luogo dove massacrò il padre Giuseppe, la madre Marta e il fratello Nicola. Con un solo dubbio, spiega il suo legale: «Se durante o alla fine dei prossimi sei mesi di comunità il magistrato non dovesse revocare la misura di sicurezza Carretta dovrebbe rientrare in un ospedale psichiatrico».
Intanto è confermata per dopodomani la prima udienza, davanti alla Corte d'appello di Bologna, del nuovo «round» giudiziario sull'eredità di Ferdinando Carretta. Il 10 novembre scorso il Tribunale di Parma, in primo grado, aveva stabilito che i beni (due appartamenti in città, titoli e contanti per circa 700.000 euro) debbono andare alle zie: Paola Carretta, sorella del padre, e Carla e Adriana Chezzi, sorelle materne. Ma gli avvocati Moglia e Paglia hanno presentato ricorso, sostenendo tra l'altro che il parmigiano non è stato né interdetto né inabilitato, «per cui ora è a tutti gli effetti capace».