Stewart: «Michael non è il più grande»

nostro inviato a Monza

Sir Jackie Stewart ha ottenuto molto nella sua prima vita, quella da pilota di F1. Ha però ottenuto di più nella seconda vita, quella da manager. È stato a lungo il pilota più vittorioso in F1: 27 Gp conquistati quando le corse erano molte meno, quando si moriva molto di più. Ha detto basta allo scoccare del gp numero 99, snobbando il 100. Schumi non l’avrebbe mai fatto. Stewart diede l’addio all’indomani della conquista del suo terzo titolo «e non mi sono mai pentito» ricorda ora; «presi la decisione mesi prima. Quando c’è in ballo qualcosa di così importante per la tua esistenza, devi raccogliere le idee e decidere, senza ripensamenti, come preparassi un business plan del tuo futuro. Altrimenti rischi di essere l’ennesimo pilota che lascia e poi torna: come Lauda, come Prost». Per questo sir Stewart spera che Schumi faccia ora il grande passo. «Lo dico da anni: Michael, ritirati mentre per il pubblico sei il più grande, altrimenti perderai la tua aura di imbattibilità. In fondo la stagione è stata buona, ti sei dimostrato competitivo, e il tuo resterà un buon campionato anche se non dovessi conquistare il titolo».
Il ritratto dei tormenti di Schumi, del suo possibile futuro, di quello che accadrà alla Ferrari, viene snocciolato così dal grande scozzese, con semplicità, facendo colazione di mattino presto dentro il paddock. Sir Jackie ha 67 anni, ha fatto fortuna con le sponsorizzazioni e un team comprato a 10 e rivenduto a 100 (la Jaguar ex Stewart) e ieri, davanti al bacon, aveva fame e molte cose da aggiungere. «Certo, è difficile lasciare, perché in F1 più passano gli anni e più ti senti saggio e forte. Però il Michael di una volta, Alonso, in Turchia, l’avrebbe passato». Si ferma, ci pensa, fa un inciso: «A Istanbul, l’ordine d’arrivo giusto era Michael primo e Massa secondo. La Ferrari ha sbagliato a non impartirlo, doveva fregarsene di quel che la gente avrebbe pensato... in F1 sono sempre esistiti gli ordini». Riprende il filo dei pensieri: «Alonso non riuscirà mai ad emulare Michael, anche se non considero Schumacher il più grande ma solo un buon pilota. Ma è straordinario nel dare entusiasmo a chi lavora con lui. Quando andò a Maranello si chiese come mai questi qui non vincessero da venti anni nonostante avessero tutto. Trasmise la propria carica anche a Todt. Per questo dovranno sostituirlo come fosse un amministratore delegato, seguendo un piano industriale che consenta al team di proseguire sulla strada di questi anni. Perché Michael ha fatto più di Todt, più di Montezemolo, ha ricostruito la Ferrari di questi anni».