Stiamo lontani dalle partite poco credibili

Centinaia di libri sulle scommesse sportive e tutti gli articoli di questa rubrica potrebbero essere sintetizzati in un’unica frase: puntate sulle favorite di un campionato ricco e soltanto quando ritenete che abbiano più probabilità di vincere rispetto a quella espressa dal banco (100 diviso la quota). Una situazione che ha fondamento matematico, ma anche empirico. Infatti una nostra analisi sulle quote riferite al calcio dei primi cinque bookmaker operanti in Italia, dallo scorso settembre a domenica, ha evidenziato due verità per nulla sorprendenti: 1) l’aggio del banco è mediamente superiore quando riguarda eventi con più di due possibili uscite. Ad esempio il classico 1-X-2 ha un margine di circa il 13% mentre l’over-under di circa l’8, non parliamo poi del «risultato esatto» dove a volte si supera il 50; 2) più i tornei sono a rischio di adulterazione più l’aggio sale: in tanti campionati (senza andare in Romania o Thailandia, basta guardare le quote della nostra serie B) si sfiora il 20%. La conclusione per lo scommettitore è scontata: giocare pochi colpi, su realtà di primo livello sulle quali abbiamo gli strumenti per formarci un’opinione, stando alla larga da situazioni con più di tre possibili esiti. Quella per il semplice appassionato di calcio lo è un po’ meno: visto che i quotisti hanno una competenza sul singolo torneo almeno pari a quella dei migliori giocatori, la differenza di aggio a livello aggregato è data dalla credibilità. Possiamo quindi dire che l’aggio basso è un indicatore di serietà, sia del bookmaker che dei giocatori in campo.