«Stiamo meglio noi di Francia e Germania»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a Bruxelles

«Non diciamo stupidate!», sorride Silvio Berlusconi a chi gli pone il dubbio di aver perso la fiducia degli imprenditori e degli artigiani, per via dell’Irap. Il premier è appena giunto al castello di Meise, per la tradizionale colazione di lavoro con gli altri otto primi ministri e l’intero vertice del Ppe prima di affrontare il Consiglio europeo. La Costituzione azzoppata e il contestato bilancio dell’Ue? «È tutto ancora in aria, tutto in discussione», dice dopo il pranzo ribadendo la posizione dell’Italia: disposti «a pagare il nostro 13 e qualcosa per cento in più» per la spesa aggiuntiva di 180 miliardi, se «vengono riconosciuti i buoni diritti» delle nostre regioni meno sviluppate. Ma è sulle cose nostrane, che Berlusconi si rivela punto nel vivo.
Il «ribaltamento della realtà» operato da alcuni quotidiani nelle cronache dell’ancor fresca assemblea degli artigiani, non gli è piaciuto né poco né punto. Sull’Irap si procede «con saggezza e prudenza», rispettando i tempi e le promesse del governo, poiché «le parti sociali non si mettono d’accordo tra loro». E se qualcuno insiste nel voler limitare il drammatico dibattito che travaglia i leader europei al problema delle «procedure» avviate da Bruxelles per lo sforamento dei nostri conti pubblici, il premier taglia corto, «queste procedure non portano a nulla», siamo tra i «più virtuosi» Paesi europei, «smettiamola di preoccuparci». Sembra una frecciata agli artigiani e una scartavetrata all’indirizzo di Montezemolo, ma infine annoda le «procedure» al tema dell’Irap: «Abbiamo un sommerso del 40%: vi sembra che la nostra economia non tenga? Ma andiamo!».
Alla quarta esternazione - nel pomeriggio di ieri lasciando l’albergo per raggiungere il Justus Lipsius - Berlusconi appare alquanto provato ma «sempre ottimista», assicura. Diciamo pure che è seccato, per quanto ha letto sulle proteste artigiane per lo slittamento della riduzione dell’Irap; ma vi arriva dovendo rispondere al fantasma delle procedure sanzionatorie, uno spauracchio che ovviamente esorcizza, anzi polverizza: «È tutta l’Europa che non si sviluppa, la nostra posizione è tutto sommato migliore di altri, compresi i due giganti Francia e Germania che da tre anni sono sopra il 3%. Hanno avuto anche loro una procedura, e col nostro aiuto non è andato avanti nulla. Queste procedure non portano a nulla, sono un aiuto ai governi che così possono operare interventi perché li chiede l’Europa, e noi faremo bene come sempre, senza preoccupazione». Sì, «anche l’Irap» rientra in questi interventi, spiega il premier ammettendo che è vero, la sua riduzione «doveva essere accelerata». Che cosa è cambiato? Il filo non fa una piega, perché «si trattava di un miliardo e 700 milioni di euro per il 2005, una cifra che non avrebbe prodotto alcun effetto sullo sviluppo dell’economia». Meglio ottimizzare no?, è questo il compito di un buon pater familias, «dunque con prudenza e saggezza il presidente del Consiglio ha portato avanti questa sua decisione, condivisa da tutti i ministri e da un numero importante di rappresentanti delle parti sociali: aspettare di farlo nella finanziaria». E per quanto riguarda il sommerso? «Abbiamo preparato una serie di interventi per la lotta concreta all’evasione - annuncia il premier -. Misure che dobbiamo però ponderare con prudenza e cercare di renderle operative».
A questo punto lo sfogo: «Non capisco dunque le critiche al riguardo», visto che la riduzione dell’Irap «era un’iniziativa del governo, nemmeno richiesta dalle parti sociali». Vedi la buona volontà incompresa? «Abbiamo provato a vedere se le parti sociali potevano mettersi d’accordo, ma non lo hanno fatto, perché quanto andava bene all’una non piaceva alle altre. Allora, con la solita saggezza e la solita prudenza, il presidente del Consiglio ha deciso così: prendersi tre mesi di tempo per studiare, approfondire, sentire il parere di tutte le parti sociali, e poi prendere una decisione, condivisa il più possibile, nella finanziaria da presentare a settembre». Che altro poteva fare? Amarezza e dispiacere emergono nonostante il distacco del parlar di sé in terza persona, Berlusconi reagisce: «C’è una disinformazione totale da parte dei principali quotidiani - Corriere in testa, ndr - e vedo ribaltata la realtà di quanto è successo con gli artigiani, che sono stati portati ad una manifestazione che ha avuto, è vero, anche due fischi e un termine irriguardoso (vergogna!, ndr) nei confronti del governo. Non di Berlusconi, ma del governo, perché c’era la falsa notizia di una mancata convocazione. Poi si è dimostrato che la convocazione c’era, e loro son pure venuti, così il presidente (Guerrini, ndr) s’è arrabattato: "noi parlavamo della convocazione della settimana prima"... E ci mancherebbe altro che i ministri non sono liberi di sentire questa o quella parte sociale per preparare una riunione aperta a tutti! Io tra l’altro, a quella riunione non c’ero neppure. Ma questa è stata una cosa di assoluta demagogia, alla quale ho reagito per difendere con determinazione l’operato di Palazzo Chigi e del sottosegretario Letta. Però i quotidiani riportano la notizia tutta all’incontrario. Che si informino meglio!».

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