Stiamo tornando ai tempi di Galileo

di Tullio Regge

Ho riletto più volte con attenzione il messaggio di Papa Benedetto XVI sulla scienza, messaggio che riporta alla mia memoria i tempi tristi del processo a Galileo Galilei. Rileggo con stupore l’accusa secondo cui «la scienza non è in grado di elaborare principi etici; essa può soltanto accoglierli in sé e riconoscerli come necessari per debellare eventuali patologie». Non è compito della scienza elaborare principi etici, ma il tono con cui si esprime il messaggio implica chiaramente scetticismo verso il mondo scientifico per quanto riguarda i principi etici.
Conviene ripetere che lo scienziato è anche uomo sensibile ai problemi e alle sofferenze che agitano l’umanità e in quanto uomo ha il diritto ma anche il dovere come chiunque altro di elaborare e proporre principi etici là dove la sua competenza può essere utile. La ricerca scientifica ha salvato e continua a salvare vite umane, basta ricordare le vaccinazioni che hanno posto fine al vaiolo e a spaventose epidemie, lo stesso dicasi della penicillina e degli antibiotici.
La «arroganza degli scienziati» è accusa ingiusta e indiscriminata e pone sotto accusa tutto il mondo scientifico. Il vero scienziato tiene conto degli errori commessi e delle critiche, molto di più di quanto facciano molti uomini di Chiesa. Lo scienziato è uomo e come tale può commettere errori ma non possiede il monopolio dell’errore. Rendiamoci conto infine che lo scienziato prova pietà umana verso chi soffre di una grave malattia esattamente come accade all’uomo della strada. Il Papa pare aver dimenticato i tempi dell’Inquisizione spagnola e dei roghi su cui Torquemada, uomo di Chiesa, sterminava dei poveracci soltanto perché ebrei, tempi in cui la filosofia e la teologia si rivelarono in quel contesto strumenti devastanti e micidiali.
Per evitare ogni incomprensione occorre una dialogo diretto e senza pregiudizi tra mondo scientifico non soltanto con la Chiesa ma anche con tutta la società. Continuo purtroppo a rilevare, non solamente tra alcuni uomini di chiesa ma anche nell’uomo della strada, una forte opposizione e scetticismo nei riguardi del mondo scientifico, opposizione che mi preoccupa. La cura di gravi infermità causate da errori nel genoma umano è tuttora osteggiata anche là dove queste cure salvano vite umane e offrono una vita normale a chi ne è vittima. Ma anche gli Ogm sono frutto della ricerca scientifica e contribuiscono ad alleviare la fame nel mondo e a rispettare l’ambiente riducendo l’uso di pesticidi. In Italia le colture di Ogm sono tuttora vietate con la frase di rito «non si sa cosa possono fare all’ambiente».
Diamoci da fare per diffondere in tutta la società un’immagine realistica della scienza che sia priva di pregiudizi. Siamo tuttora afflitti da gravi malattie su cui occorre intervenire per salvare vite umane ed evitare sofferenze. Andiamo avanti con la ricerca. Come scienziato vorrei infine saperne di più sulla struttura ed evoluzione dell’universo, sia nell’infinitamente grande sia nell’infinitamente piccolo. Mi rendo conto tuttavia che non tutti sono altrettanto interessati. Diamoci da fare per aprire un dialogo tra mondo scientifico e tutta la società.
Tullio Regge