Stile da guerra fredda L’America ci snobba? Arrivano i ricchi russi

OLIGARCHI A suon di rubli conquistano marchi celebri e case di lusso in tutta Europa

Questo è uno scenario. Scenario ipotetico. Futuribile, ma intrigante. E se al posto di Anna Wintour, l’inquietante «diavolo» newyorkese, tra qualche anno fosse una ex tovarish, a vestire Prada? Sì, e nemmeno necessariamente una dell’attuale genere russo da export, tipo algida modella dal chilometrico stacco di coscia, di quelle che fanno sbavare e spendere i figli dei cumenda milanesi.
No, non una così. Ma piuttosto una di quelle donnone modello mungitrice da kolchoz che a Mosca e dintorni si vedono ancora nelle strade: misure 90-90-90, colorito rubizzo e polpaccio dalla rotondità chianina. Sì, proprio una così al vertice di una Vogue Russia (testata che peraltro esiste già) divenuta di colpo la Bibbia indiscussa della moda mondiale. Una taglia forte - al posto di quei quattro ossicini made in Manhattan - seduta in prima fila alle sfilate milanesi.
Forse, anche dandole tempo, quella neodirettrice potrà cadere ancora un po’ sullo stile. Difettare magari in eleganza. O mantenere probabilmente il suo bel daffare nello scegliere al primo colpo, senza tentennamenti, tra la forchetta da pesce e quella da dessert. Di certo, però, si può scommettere fin d’ora su almeno tre cose. Non imporrà agli stilisti di cambiare il calendario delle passerelle. Si porterà al seguito - questo interessa noi italiani, perché è l’economia bellezza! - inedite e voraci orde di compratori di scarpe, camicette e tailleur. Ma sarà soprattutto più simpatica della signora Wintour, gradevole come un attacco di herpes zoster in una calda e umida notte d’estate.
Fin qui lo scenario. O forse il sogno? La realtà è che già da qualche anno la giovane, ruspante e ancora un po’ grossier oligarchia russa del business, sgomita per conquistare a suon di rubli quote di mercato, marchi celebri, ma anche gli stessi luccicanti simboli del mondo capitalista. Mondo il cui modello di riferimento, l’America, superpotenza da sempre indebitata, ora per di più disoccupata e ciò che è peggio ancora lì a scannarsi se le cure mediche debbano essere date o no gratis anche a chi ha la «colpa» di essere povero, stenta a rimettersi in piedi.
Così, al grido di «griffaioli di tutto il mondo unitevi», e armati di pacchi di denaro, adesso i russi arrivano. E comprano. Lo hanno già fatto in Costa Azzurra, a Parigi, a Londra e perfino nella tanto perfettina Svizzera. E lo hanno fatto abbondantemente anche da noi, in Italia. Si sono comprati pezzi importanti di Forte dei Marmi e di Cortina d’Ampezzo, spadroneggiano sulla Riviera romagnola e costringono a sloggiare dal lago di Como nientemeno che George Clooney. Ma ora insistono. E rilanciano.
Una delegazione di punta di 18 tra uomini e donne d’affari moscoviti sarà a Milano dal 1°al 5 marzo per una missione che unirà l’utile (si spera il nostro) al dilettevole (ovviamente il loro). Saranno ospitati al Town House, l’hotel a sette stelle affacciato in Galleria, mangeranno senz’altro qualcosa di meglio del loro borsh al ristorante Gold del duo Dolce & Gabbana e concluderanno le serate sprofondati nelle poltrone dell’Armani Privé. Ma andranno anche in gita in val d’Aosta, a Courmayeur, a scottarsi la lingua con la grolla di vin brulé.
A far loro da premurosi padroni di casa saranno il presidente dell’Ice, Istituto per il commercio estero, Umberto Vattani e all’ombra della Madonnina il sindaco di Milano Letizia Moratti. Tutti lì, a tenerseli buoni, in vista del Forum Modern Russia, previsto tra un anno, a febbraio 2011. Perché questi nouveaux riches venuti da Mosca potranno anche zoppicare un po’ sotto il profilo dello stile... Ma tanto, è il riches che conta.