Lo stile italiano che fa scuola in tutto il mondo

I l Grande Stile è una figura estetica fondamentale della nostra cultura: è la compostezza, la capacità di mantenere un rigore espressivo impeccabile. È il tratto della classicità, cioè di una forma stilistica che non si lascia inquinare da occasioni, dalla futilità di situazioni effimere. Il Milan è il Grande Stile del calcio mondiale.
Si a provi a riflettere sulle condizioni in cui il genio italico diventa una importante realtà internazionale. Prendiamo, ad esempio, la pizza. Cibo inventato dalla nostra genialità, ma che soltanto la managerialità di due americani lo ha lanciato a livello internazionale. E la tazzina di caffè? Figlia della nostra più intima storia nazionale, eppure entra in un circuito internazionale attraverso l’intuizione di giovani imprenditori che non hanno nulla a che fare con il nostro Paese.
La moda è la figlia della più bella artigianalità italiana, sostenuta da una managerialità che non ha nulla da invidiare alla grande impresa. E il risultato di questa unione tra artigianalità e managerialità è il successo, è il Grande Stile che si impone nel mondo, sbaragliando la concorrenza senza ignobili trucchi, affermandosi grazie alla qualità di un lavoro specifico che ha il marchio del genio italico sostenuto dall’intelligenza organizzativa.
Il Milan è esattamente questo: un grande stile nato dall’artigianalità del genio italico e da una managerialità internazionale. Risultato infallibile: primi nel mondo.
Maldini, Inzaghi, Pirlo, Gattuso, Ambrosini, Nesta, Ancelotti sono nostri, sono figli nati da famiglie italiane: e poiché dietro a ogni giovane c’è sempre il sigillo della famiglia, il loro carattere è il nostro migliore carattere, la nostra identità, la nostra storia italiana. E poi aggiungiamo a loro la pattuglia di stranieri capitanata da quel miracolo calcistico che è Kakà, integrata da Ancelotti con perizia artigianale alla nostra genialità, cioè a quella dei Maldini e degli Inzaghi.
Infine Berlusconi. Mi spiace per i milanisti antiberlusconiani, ma almeno riconosceranno nel presidente del Milan quella visione manageriale, quella capacità imprenditoriale di livello internazionale in grado di competere con chiunque al mondo. Ecco che il Milan non poteva non vincere, ecco che il Milan vince esportando il Grande Stile del marchio Italia: genio e organizzazione.
Il Milan ha mostrato compostezza nelle situazioni difficili perché la creatività, la costruzione dell’impresa possono trovare crisi momentanee, che si superano senza arroganza, con umiltà, lavorando con la coscienza di essere parte fondamentale della storia internazionale del calcio. Il Milan campione del mondo dovrebbe essere un esempio di come si imposta un progetto da realizzarsi nel tempo e che dura nel tempo, capace di oltrepassare i confini patrii. In Italia non c’è squadra che abbia la classicità calcistica del Milan. E lo si può constatare quando altre squadre, pur di celebri tradizioni, consumate da troppi insuccessi negli ultimi anni, come per esempio l’Inter, nel momento in cui vincono perdono di compostezza, minimizzano l’impresa dell’avversario con il patetico risultato di ridicolizzare se stessi. Noi milanisti aspetteremo a braccia aperte l’Inter, la Juve, la Roma sul tetto del mondo, consapevoli, comunque, che quando ci arriveranno, se ci arriveranno, noi saremo ancora più in alto.