Uno stile leggero nella casa del re dei piumini

Nicola Cinelli: «Spazio, luce, ordine e calore sono i veri ingredienti che caratterizzano un’abitazione da vivere»

Antonello Mosca

Nicola Cinelli l'amministratore delegato della Cinellistudio, da quarant'anni al vertice nella lavorazione della piuma e del piumino. Oggi è forte di due marchi di abbigliamento non-solo-piumino, come il CBY destinato a produrre in maniera sartoriale linee complete per la donna, l'uomo e il bambino, e il (C) Studio, firma luxury-glamour per capi dove colori, materiali e creatività sono davvero al top. Un successo internazionale in continuo e esplosivo successo.
E la casa di Nicola Cinelli?
«Il tema dell'abitare mi appassiona e proprio in questi giorni sto trasferendomi in quella che considero davvero la casa dei miei sogni. Un progetto che mi impegna molto e che sono sicuro mi darà non poche soddisfazioni, per ottenere un “contenitore” di energie, un rifugio per l'intimità, un luogo dove poter riordinare pensieri, catalogare le esperienze vissute».
Una casa nuova richiede un orientamento ben preciso nella sua sistemazione.
«Ho pensato ad una serie di parole che si traducano in significati ben precisi, per arrivare ad una giusta armonia: spazio, ordine, calore, luce. Credo siano parole ricche di contenuti, che in fondo sono comuni a tanti di noi, e che so non sia facile tradurre nella maniera più giusta».
C'è uno stile sul quale punta?
«Credo che una casa con uno stile ben definito diventi con il tempo stucchevole e finisca preda delle mode e delle suggestioni che fatalmente ci colpiscono. Così amo il mixare, mixare sapori vissuti o immaginati che in ogni modo provengano da diverse culture, sviluppate sia nella nostra terra che oltre i suoi confini. Questo non significa creare un arredo caotico e incomprensibile per un ospite, anche perché in questo particolare momento prediligo le linee essenziali e pulite che sono una caratteristica dello stile moderno. Ma nello stesso tempo non credo vi sia la necessità di distinguere e porre barriere tra il moderno, il modernariato, il classico o l'antico».
Una casa certamente interessante, anche tenendo conto che lei è un personaggio di gusto, attento a tutto ciò che è davvero bello e a ciò che può arricchirci nell'animo. Così sarà anche per l'arte?
«Credo che una casa senza la sua presenza dica davvero poco, ma questa non sta solo in ciò che si appende al muro o si poggia a terra, penso invece che può stare in un mobile, in un legame tra un mobile e un dipinto, una scultura posta in una certa posizione di luce e così via. Questo è ancora saper mixare, il mio vero pallino».
Vi state creando un vostro rifugio all'interno delle mura?
«Se la casa dice molto di me, del mio carattere, dei miei gusti, dei miei pensieri, credo che ogni ambiente, di volta in volta, possa diventare un rifugio: la cucina, il giardino, lo studio, il soggiorno. L'umore in fondo ti conduce nel posto che ti è più giusto in quel momento».
E la cucina?
«Moderna e tecnologica, completa di tutto, un vero laboratorio dove preparare il meglio. Adoro la buona cucina e stare a tavola a cena anche per ore, sperimentando e assaporando cibi e vini. E poi mi diverto e mi rilassa cimentarmi nella preparazione dei piatti, anche se molte volte con scarso successo, e quindi lascia ad altri questo compito».
Che colori amate di più?
«Se devo dirne uno solo direi il bianco. In seconda battuta i colori tenui naturali. E infine i tocchi di tinte più decise, come l'azzurro, l'arancio e il fucsia».
E riguardo i materiali?
«Quelli che prediligo sono i classici di una edilizia corretta, come il legno, il cemento, la lamiera, il mattone e il vetro. Impiegandoli in maniera non banale si ottengono risultati davvero impensabili e di grande glamour. Per quanto riguarda l'arredamento mi piace l'accostamento di materiali naturali e antichi con quelli sintetici, tecnologici e certamente attuali».
La sua casa ideale?
«Di sicuro sul mare, ma in una città che vi si specchi. Mi stuzzica la fantasia avere davanti uno spazio disabitato e misterioso come lo è il mare».