STILE IN PRESTITO

Da piccole, e non solo, lo hanno fatto tutte. Scambiarsi gonne e magliette, borse e persino scarpe, per essere diverse a ogni occasione, dalla festa con gli amici all’appuntamento galante. L’idea di condividere i vestiti non è certo nuova, almeno per le donne. Ma ora, novità assoluta nel Bel paese che fatica ad arrivare alla fine del mese, è diventato business.
A Brescia, poco più di un mese, fa è nato infatti il primo progetto italiano di dress sharing, che trasforma il prêt-à-porter in rent-à-porter: si chiama Ego, acronimo che sta per «Guardaroba ecologico organizzato» e, dopo il successo ottenuto grazie al passaparola in Lombardia, potrebbe ben presto diventare una catena in franchising diffusa in tutta la Penisola. Il «guardaroba in affitto», lanciato dalla modellista Vittoria Bono, funziona in modo semplice: pagando un abbonamento annuale di 99 euro e una quota mensile di 96, si ha diritto di scegliere 7 capi a settimana tra 120 diversi modelli. Otto gli stili a disposizione: etnico, romantico e classico, ma anche casual e sportivo, senza dimenticare ovviamente il glam. «Prima dell’inizio della stagione - spiega Vittoria Bono - presentiamo un campionario di gonne, pantaloni e abiti alle nostre clienti: possono scegliere 14 modelli di loro gusto, che vengono poi prodotti seguendo le loro indicazioni e sono messi a disposizione di tutte». Un sistema che semplifica la vita a chi combatte da anni con l’effetto yo-yo e passa in pochi mesi da una taglia 40 a una 44. Ma, anche, un modo per esaudire i desideri di chi ama cambiare look ogni giorno senza spendere un capitale, risparmiando. tra l’altro, ore e ore di shopping massacrante. Non a caso, una mamma di Bologna, ha regalato un intero guardaroba alla figlia prossima a trasferirsi a Brescia.
In realtà il dress sharing all’estero non è un fenomeno nuovo. A Londra, ad esempio, si trova One Stand Night (www.onestandnight.co.uk) che da vent’anni offre abbigliamento e accessori haute couture pronti all’uso, a prezzi a cui difficilmente si potrebbero acquistare nei negozi (il budget minimo è 85 sterline). A Parigi, simbolo della moda e dello stile, si trova invece una versione più sofisticata del dress rental: il negozio Quidam de Revel propone solo abiti vintage.
Ma anche su internet le occasioni non mancano. il sito www.closetelite.com è dedicato alle grandi firme, da Gucci, a Cavalli a Gianni Versace: «il problema degli abiti indimenticabili è... che sono indimenticabili», esordisce il sito. Perché allora spendere cifre folli per abiti che verranno usati una volta soltanto? Meglio, ovviamente, affittarli.
Ma il dress sharing non è l’unica soluzione per essere sempre alla moda senza intaccare il portafoglio. Dagli Stati Uniti provengono i baratto party, in inglese «swap», oggi molto popolari anche in Europa: feste in cui le amiche si scambiano vestiti, borse e accessori. Esiste pure una versione web: il sito Swapstyle.com, fondato da Emily Chester, «stanca di prestare gli abiti alle amiche». Senza dimenticare, infine, il dress crossing, nato pure oltreoceano: si fa una cassa comune e poi via allo shopping. La regola è una sola: i vestiti acquistati, però, devono essere messi a disposizione di tutti.