«Still life», il Leone d’Oro arriva nelle sale

Dal 23 marzo la pellicola di Zhang-Ke: «In Cina credevano non lo vedesse nessuno»

da Roma

«I miei tre film precedenti sono stati tutti censurati, per quest'ultimo un funzionario mi ha detto: “Te lo facciamo passare tanto poi nessuno lo vedrà”». E invece il regista cinese Jia Zhang-Ke ha motivo di gongolare perché Still Life è approdato allo scorso festival di Venezia all'ultimo momento in concorso come film «sorpresa» e ha portato a casa addirittura il Leone d'oro della giuria presieduta da Catherine Deneuve. Certo poi nel suo Paese è apparso solo in 55 sale (anche se il dvd della Warner cinese ha venduto quasi un milione di copie), ma almeno, ora che esce dal 23 marzo anche da noi, la frase iettatoria del burocrate non ha avuto seguito.
Ambientato nella zona meridionale della Cina chiamata «Le tre gole», Still Life segue il protagonista che torna in quelle terre alla ricerca della figlia che non vede da 16 anni. Luoghi in grande trasformazione per via della costruzione d'una mastodontica diga sul fiume Yangtze che creerà un bacino di circa 650 chilometri. Spiega il regista: «È un progetto vecchio di 40 anni, ma essendo io del Nord non ci avevo mai pensato prima, poi ho seguito un mio amico pittore che lì è andato a ritrarre gli operai ed è nata l'idea». Che ha portato anche alla realizzazione di un documentario, sempre in mostra a Venezia, testimonianza dei grandi cambiamenti della regione.
«I due progetti - spiega - sono nati insieme dopo che sono arrivato lì navigando sul fiume azzurro. Prima c'era il paesaggio idilliaco raccontato nei testi classici e mostrato nelle pitture. Poi però sulla sponda venivi sopraffatto dal rumore della città che veniva distrutta».
Sì perché nella pianificazione governativa, «grazie» alla diga, è stato previsto il trasferimento coatto di un milione di cinesi le cui abitazioni scompaiono tra le acque. «Con città come quella di Fengje, dove ho girato il film, che a fronte di una storia di più di due millenni è stata rasa al suolo in due anni», sottolinea il regista che non ha ancora finito di scrivere la sceneggiatura del prossimo film e già è stato stoppato dalla censura. Il motivo? «Perché parlerò di bande giovanili nell'ultimo anno della rivoluzione culturale. Loro si dicono preoccupati della violenza che lambirà la storia, la realtà è che non sanno come tratterò politicamente quegli anni».