Stiller: «Prendo in giro le star con un Cruise grande e grasso»

L’attore-regista presenta «Tropic Thunder», una parodia della guerra in Vietnam che critica il divismo e i reality

da Roma

Quando gli americani vogliono prendersi in giro e giocare con le loro fisime possono divertire, o irritare. A volte riescono a fare entrambe le cose, come in Tropic Thunder (dal 24 ottobre nelle sale), la commedia di e con Ben Stiller, qui pure sceneggiatore di un rutilante sfottò del genere film di guerra, dove un cast brillante (da Jack Black a Robert Downey jr., passando per Nick Nolte e Steve Coogan), forte d’un bravissimo Tom Cruise nell’inedita versione chiatta, anima una matrioska colorata e chiassosa. Nel racconto di un film sul Vietnam, che un manipolo di attori-primedonne viziate e nevrotiche (chi deve sniffare ogni due minuti, chi non può fare a meno del dvd in piena giungla) gira ai Tropici, finendo poi, per eccesso di professionismo, in bocca a narcotrafficanti in carne e ossa, si cela infatti un altro racconto, con dentro più temi e sottotemi. Così, quando Quadrifoglio (uno Stiller palestrato in tuta mimetica) vuole rubare la scena al collega Kirk (Downey jr.), intanto che il loro smidollato regista perde tempo e spreca i soldi del temuto produttore ebreo Les (il sorprendente Cruise, con tanto di pendaglio col simbolo del dollaro appeso al collo taurino), in realtà Stiller prende in giro gli attori che fanno le superstar con tutte le loro frustrazioni e invidie e gelosie.
E se questa parodia del Vietnam al suo debutto americano, in agosto, ha incassato più di 26 milioni di dollari, non senza scatenare polemiche, per l’ironia e i toni derisori (contestatissimo Stiller nel ruolo del ritardato mentale fin troppo realistico), inevitabile pensare a una presa in giro dei reality show e di certe vite di plastica all’ombra di Hollywood. Dove tutto è più vero del vero, la recita stucca e, poi, i numerosi richiami a film come Apocalypse Now, con le pale degli elicotteri al massimo e le musiche rock in sottofondo, fanno ridere veramente, tra sbudellamenti per finta e trappole inattese? «Negli ultimo trent’anni, la parodia dei film sul Vietnam è un genere molto amato - precisa Stiller, nell’abito nero d’ordinanza indossato dalle celebrità Usa -; non volevo fare satira su nulla, ma concentrare la mia attenzione sugli attori. Nella seconda parte, in effetti, nasce un film d’azione a se stante: abbiamo ottenuto diversi risultati», spiega l'attore e produttore (sua la serie Starsky & Hutch), star del serial The Ben Stiller Show e, negli ultimi anni, protagonista di commedie come Ti presento i miei e Tutti pazzi per Mary.
Ma una nota particolare va dedicata a Tom Cruise, qui attore consumato, in grado di autoderidersi come produttore devoto al profitto, che nel finale balla a ritmo di rock dimenando il sederone da «culo di pietra», seduto dietro la sua prestigiosa scrivania a contare quattrini e successi, senza farsi troppi scrupoli. «Sono un grande fan di Tom - assicura Ben Stiller - ed è una vera fortuna che lui sia uno dei protagonisti del mio film. Soltanto lui poteva gesticolare, con quelle manone, veicolando l’intensità della sua recitazione con raro senso dell’umorismo. La sua parte si è sviluppata, quasi improvvisando, man mano che il film prendeva forma». Ed è proprio da questo esilarante cameo che riparte la carriera appannata di Tom Cruise. Sul ruolo dell’attore, snodo centrale dell’aggrovigliata vicenda di Tropic Thunder, Stiller non nutre dubbi. «Mai prendere gli attori sul serio, anzi! Gli attori fanno le star perché la gente non riesce a trattarli in modo normale».