Stills: canto l’utopia come ai tempi di Nash

Memorie teatrali e pensieri sulla vita dialogheranno con la danza

C’è profumo di West Coast stasera al Teatro Smeraldo; ovvero di quegli anni a cavallo tra i ’60 e i ’70 in cui i giovani californiani parlavano di pace amore e musica con i suoni morbidi del folk e del country. Per i più anziani c’è anche il profumo delle antiche miscele folk-rock-psichedeliche dei Buffalo Springfield, perché Stephen Stills, texano di 63 anni, che stasera tiene concerto a Milano (appunto allo Smeraldo, ore 21), è stato colonna (insieme a Neil Young) degli Springfield, e lo è tutt’oggi di Crosby Stills Nash e Young. Poi, come gli altri tre, lavora da solo e sta preparando un nuovo cd; ma intanto è in uscita il film Deja vu (l’omonimo cd è nei negozi), cronaca del loro tour americano contro la guerra in Irak.
Sempre sulle barricate; un tempo concerti contro la guerra in Vietnam, ora contro quella in Irak.
«Le motivazioni delle guerre sono sempre sbagliate. Speriamo che le nostre canzoni servano almeno a far riflettere la gente».
Un tempo in Chicago cantavate «vogliamo cambiare il mondo, possiamo cambiarlo», parole molto impegnative.
«Era una stagione di utopia ma anche di grandi cambiamenti. Abbiamo cambiato il costume, la società e siamo andati oltre le nostre aspettative».
Durante questo tour contro la guerra siete anche stati contestati, qualcuno vi considera solo dei vecchi hippie.
«La nostra cultura è quella: siamo vecchi hippie che guardano al futuro. Si, abbiamo avuto tanti contestatori, tante persone favorevoli all’intervento in Iraq, ma noi facciamo queste cose per stimolare il dibattito. Ognuno la pensa come crede».
Lei com’è cambiato artisticamente?
«Io non sono cambiato. Il fatto è che negli anni ’60 eravamo in pochi, oggi ci sono milioni di gruppi, molti validi, altri semplici cloni del passato. Io, Crosby, Nash, Young e molti altri abbiamo un passato glorioso da tenere alto».
Come?
«Io cerco di caricare di nuovi significati classici come For What It’s Worth, che non a caso ho interpretato sia con i Buffalo Springfield che con Crosby Nash e Young, di rinnovare il messaggio di Teach Your Children o quello dei miei brani da solista, e provo anche a inventare qualcosa di nuovo».
Si sente un sopravvissuto?
«No, vivo nella realtà e non mi sono mai sentito fuori del tempo. Sono sopravvissuto ad un tumore alla prostata; l’ho sconfitto ed è stata la mia vera grande vittoria».
Uscito il cd in quartetto ora attendiamo il suo solista.
«Sto lavorando ad un pugno di canzoni che siano all’altezza del mio passato».
E il mitico album mai uscito con Jimi Hendrix?
«Dovrebbe uscire l’anno prossimo. Ci sono delle versioni pirata ma differenti. Io vorrei far uscire le incisioni fatte a Londra nel 1969 con Jimi e Johnny Winter alla chitarra, con me al basso, più alcuni miei brani inediti con degli assolo splendidi di Hendrix».