Una stilografica da 100mila euro all’asta per la Fabbrica del Duomo

Montblanc offre la penna incastonata di diamanti

È uno dei simboli di Milano, anche perché raccoglie i tesori più preziosi del Duomo, ma da tre anni è chiuso per restauro e non si potrà visitare prima del 2010. Questa sera però la sala delle Colonne, la più bella del Museo del Duomo, riapre per un’asta benefica. E dopo l’evento, anche il Duomo rimarrà aperto fino a tardi per un concerto di musica gotica su arie di Monteverdi.
Al centro della serata l’asta organizzata da Montblanc, che come oggetto ha la nuova stilografica ispirata al Duomo di Milano. Pezzo unico ricoperto da 949 diamanti, la penna ha una valore di 100mila euro, ma potrebbe essere aggiudicata per una cifra molto più alta. Un «capriccio» motivato da una buona causa, perché l’intero ricavato sarà devoluto alla Veneranda Fabbrica del Duomo. L’ente milanese che si occupa di tutto ciò che riguarda il Duomo - dall’estrazione del marmo ai restauri fino alla gestione - da più di otto secoli. Fin dal 1386, anno della posa della prima pietra, quando iniziò a curarne progetto e costruzione. E la data del 1386 ha dato il via anche al progetto di Montblanc: oltre alla penna più preziosa, altri 89 esemplari dedicati al Duomo (tre da 65mila euro e 86 da 15mila euro) saranno in vendita da domani nelle boutique italiane.
«Siamo rimasti molto colpiti dalla disponibilità di Montblanc nei nostri confronti, e nel suo gesto concreto a sostegno della nostra quotidiana opera per il Duomo», commenta il direttore della Fabbrica Benigno Mörlin Visconti Castiglione. Anche la precisione della maison di Amburgo ha sorpreso tutti: la penna infatti è tutta un simbolo - le tre stelle della Madonnina, le incisioni con il rosone e il pavimento, lo zaffiro di San Carlo Borromeo. Niente di più milanese, insomma, l’oggetto che Philippe Daverio e Luisa Ranieri batteranno all'asta per un ristretto pubblico meneghino - fra gli altri Gerry Scotti, Luisa Beccaria, Raffaella Curiel, Pupi Solari. Sarebbe stato contento anche Gian Galeazzo Visconti, il signore di Milano che a fine ’300, quando gli mostrarono i disegni per una chiesa in cotto, aveva imposto alla Fabbrica del Duomo di realizzare un progetto molto più ambizioso.