Stime sbagliate, misure evasive la Corte dei conti smonta il Dpef

Audizione del presidente Staderini in Parlamento: «Mancano indicazioni puntuali su tasse e spese»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) «non fornisce indicazioni puntuali sulla natura e sulle dimensioni dei possibili interventi di contenimento della spesa o di incremento delle entrate che comporranno la manovra della prossima Finanziaria». Il presidente della Corte dei conti, Francesco Staderini, ieri in audizione a Montecitorio presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato, non ha avuto remore nello smontare tutti i presupposti alla base del Dpef licenziato dal governo Prodi.
L’organo di magistratura contabile non ha solo messo in discussione le stime sulle quali poggia il Documento, ma ne ha anche criticato i fondamenti ideologici contenuti nella sezione «La politica dell’entrata». Si tratta proprio della parte che prefigura le prossime stangate. In particolare, Staderini ha vagliato scrupolosamente i postulati dell’Unione secondo cui le politiche di bilancio dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, avrebbero determinato una caduta del gettito favorendo evasione ed elusione con condoni e sanatorie.
Il presidente della Corte dei conti ha negato questo principio. L’incremento del 13,5% su base annua delle entrate tributarie nel primo semestre 2006, pari a 20,3 miliardi di euro in più, è «sicuramente riconducibile, per quanto riguarda l’Ires, al prevalere degli effetti di ampliamento delle basi imponibili e dei prelievi mirati a carico delle imprese». Una maggiore pressione (quantificata in 8 miliardi) che testimonia come si siano ottenute maggiori entrate proprio dalla classe imprenditoriale.
Il secondo pilastro del Dpef a essere abbattuto è la prevalenza delle imposte indirette sulle dirette nell’era Berlusconi. «La riduzione dell’incidenza delle imposte dirette sul Pil - ha spiegato Staderini - è stata compensata parzialmente dall’aumento del peso dei contributi sociali». Inoltre nei primi sei mesi dell’anno le imposte dirette erariali sono cresciute molto più di quelle indirette (+18,4% contro +7,9%): «una tendenza che se confermata porterebbe a una ricomposizione del prelievo in senso inverso a quello ipotizzato dal Dpef per il periodo chiusosi con il 2005» e in linea con l’obiettivo di recuperare progressività.
Assodato che il governo Berlusconi non ha tolto ai poveri per dare ai ricchi, Staderini ha pure lamentato «l’assenza di una strategia di contrasto all’evasione» e ha ricordato che è in corso un’indagine per stabilire se effettivamente il condono «abbia incoraggiato o meno la tendenza a evadere». Resta, quindi, da appurare la veridicità di uno dei cavalli di battaglia del centrosinistra.
La Corte dei conti ha poi messo in risalto lo scostamento tra le previsioni della Commissione Faini e quelle Dpef in modo da «consentire proiezioni meno allarmate sulle prospettive di finanza pubblica» e ha rilevato che «il buon esito delle entrate» rischia di essere assorbito dalla spesa corrente. A questo proposito, sono stati rinnovati gli inviti a un consolidamento dei bilanci della pubblica amministrazione in modo da rendere la contabilità più trasparente e a ricercare «interventi correttivi» per la spesa pensionistica. Un’apertura di credito il governo Prodi l’ha invece incassata sul fronte della spesa sanitaria, soprattutto per quanto riguarda l’introduzione di «meccanismi di compartecipazione alle spese» in quanto l’aumento delle addizionali regionali su Irap e Irpef è considerato un «rimedio estremo».
Nel pomeriggio le commissioni riunite hanno ascoltato anche i sindacati e gli imprenditori. Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno ribadito il no ai tagli della spesa sociale richiamando il governo alla concertazione. Per Confindustria, invece, il Dpef è «condivisibile».