Stime Ue riviste al rialzo: nel 2010 pil Italia +1,1% "La crescita è moderata"

L'Ue rivede al
rialzo le previsioni di
crescita dell’Italia: nel 2010 il pil si attesterà all’1,1%, ma
nel 2011 si manterrà sullo stesso livello. Nel 2012, a
politiche invariate, salirà all’1,4%: "E' sotto la
media europea"

Bruxelles - La Commissione europea ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita dell’Italia: nel 2010 il pil si attesterà all’1,1%, ma nel 2011 si manterrà sullo stesso livello. Nel 2012, a politiche invariate, salirà all’1,4%, restando però "sotto la media europea" che si attesta intorno al 2%. Il Commissario per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, ha spiegato che il piano di consolidamento dei conti dell’Italia va nella giusta direzione, ma "se necessario provvedimenti ulteriori dovranno essere presi" per raggiungere l’obiettivo del deficit sotto il 3% nel 2012.

Pil italiano rivisto al rialzo Rispetto alla scorsa primavera Bruxelles ha rivisto al rialzo le stime italiane. Le ultime stime del governo indicano l’1,2% quest’anno, l’1,3% il prossimo e il 2% nel 2012. "Ci aspettiamo che l’economia italiana - hanno spiegato i tecnici di Bruxelles - torni al moderato tasso di crescita di prima della crisi. Le debolezze strutturali, come la crescita insoddisfacente della produttività - ha sottolineato la Commissione europea - sono destinate a pesare sulla capacità dell’economia di riprendersi rapidamente dalle severe perdite produttive registrate durante la recessione".

Il pil dell'Eurozona La ripresa dell’Eurozona c’è ma resta "diseguale" tra Paese e Paese, e rimarrà sotto il 2% nei prossimi tre anni. Questa l’analisi del commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn, che oggi ha presentato le nuove previsioni economiche di Bruxelles. Il pil della zona euro è stato rivisto al rialzo all’1,7% nel 2010, per poi scendere all’1,5% nel 2011 e risalire all’1,8% nel 2011. Nella Ue-27 sarà raggiunto il 2% nel 2012. A trainare la Germania, il cui pil quest’anno metterà a segno un +3,7%, contro l’1,8% del Regno Unito, l’1,6% della Francia e l’1,1% dell’Italia. Restano in recessione Spagna e Irlanda (-0,2%) e la Grecia (-4,2%).