"Stimo Moretti ma ora dico: il papa troppo grande per lui"

<em>Habemus papam</em> non è ancora uscito. Ma già fa polemica. Il critico cinematografico Pino Farinotti boccia la nuova pellicola: &quot;Il cinema non gradisce essere applicato ai grandi temi
dell'uomo e del divino&quot;. Perché far ridere ironizzando sul Pontefice è troppo facile: &quot;I trucchetti di Crozza, per esempio, sono davvero a buon mercato...&quot;

Milano - Habemus papam non è ancora uscito. Ma già fa polemica. D'altra parte è poprio quello che Nanni Moretti ha voluto nel girare un film su una (improbabile) crisi di fede del Santo Padre. Il critico cinematografico Pino Farinotti non ci sta: "Il papa è troppo grande per Moretti". Va detto che nemmeno Farinotti ha visto la pellicola: non è uno sprovveduto, parla in un quadro generale. E sbotta: "Il pontefice è ingessato nei suoi pochissimi gesti rituali. Tutto ciò che gli fai fare di diverso diventa subito comico, o grottesco, appunto. Le risate che Crozza strappava nel suo programma erano un trucchetto a buon mercato". Insomma, "Moretti tenga giù le mani dal Santo Padre: è troppo grande per lui"

Farinotti, ci si scalda tanto per un filmche non è ancora uscito. Si può sapere almeno di cosa parla?
"Ciò che trapela racconta di un cardinale che, eletto papa, sprofonda in una crisi di fede. Lo psicanalista Moretti, davanti ai cardinali del conclave gli domanda se abbia problemi con la fede. Sale a quel punto la voce di Mercedes Sosa che canta la sua canzone simbolo Todo cambia. Parole contro la dittatura argentina e universale. E' interessante l'omologazione dei simboli, è davvero cinematografica."

Allora, cosa c'è che non va?
"Il cinema non gradisce essere applicato ai grandi temi dell'uomo e del divino, ai pronunciamenti sulle due vite, questa e l'altra. Non intende cercare soluzioni sulla fede. E' una responsabilità fuori portata. Non ne ha la cultura e la potenza. E anche chi fa il cinema ha dei limiti."

Lei ha scritto più volte che Moretti è una delle "poche prove dell'esistenza in vita del cinema italiano". Dunque, se ha un pregiudizio su di lui, è un "contropregiudizio". Eppure non riesce ad accettare questa pellicola, perché?
"Sono sicuro che il suo film non sarà banale o convenzionale, cercherà di trovare soluzioni e indicazioni alla Moretti. Ma le soluzioni per quell'argomento non potranno che essere inadeguate e improprie. E, aggiungo, poco utili. Nel nostro tempo siamo tutti ragionanti e non credo che essere credenti ci penalizzi nel benessere. Così non riesco a capire l'intento. Mi domando: a cosa serve? Rispondo che non serve a niente, ma fa parte di una delle mode di questa epoca. Scrivo sempre malvolentieri le parole che seguono: politicamente corretto."

Il tema di Habemus non può che ricondurre a Benedetto XVI, come modello attuale...
"In Che bella giornata Checco Zalone, capo della sicurezza del pontefice, ferma tutta la colonna e fa scendere Benedetto per presentargli un parente. La sequenza è divertente, avrà divertito anche il papa, se l'ha vista. C'è un artista, Paolo Schmidlin, che nella sua opera Miss Kitty, ha rappresentato un Ratzinger ammiccante in tanga e autoreggenti. Ci sono altre rappresentazioni che la richiamano. Ho già avuto modo di scrivere che è davvero troppo facile usare il papa secondo quei simboli, il grottesco, la dissacrazione, il 'laicismo'. Il papa è ingessato nei suoi pochissimi gesti rituali. Tutto ciò che gli fai fare di diverso diventa subito comico, o grottesco, appunto. Le risate che Crozza strappava nel suo programma erano un trucchetto a buon mercato."

Insomma, considerazioni senza effetti speciali?
"Se venissimo a sapere che Ratzinger ha perso la fede credo proprio che ci dispiacerebbe e ci preoccuperebbe, magari ci angoscerebbe. E credo anche che se il papa avesse dei dubbi se li terrebbe per sé. Il dubbio individuale sarebbe grave, ma il danno per i miliardi dei 'suoi' sarebbe il più grave dall'anno Trentatrè a oggi. Insomma il grande dubbioso ci starebbe molto attento. La lunga diplomazia delle mura leonine certo gli avrebbe insegnato a simulare. E comunque non sarebbe uno psicanalista la soluzione. Ma non è davvero il caso di Ratzinger, che mi sembra un fedele vero."

Giù le mani dal Papa, dunque?
"Ritengo che anche nel quadro delle mode che ho detto sopra, tutto possa essere toccato, proprio tutto, ma il papa lo lascerei stare. E' un'entità troppo esclusiva. Un sortilegio buono che non c'entra con tutto il resto, anche per un ateo. Gli concederei una franchigia che dopotutto non credo demeriti. Nei suoi interventi ho sentito indicazioni solo buone, a favore dei deboli e degli umani in difficoltà in tutti i posti della terra. Ho sentito il dolore per i delitti storici della chiesa e per gli imbarazzi contemporanei. E anche i tentativi di evolvere un'ortodossia sorpassata, nei limiti che il suo 'capo' gli consente."